Tfr: le carte false del governo per favorire le assicurazioni

13/10/2005
    giovedì 13 ottobre 2005

    Tfr, le carte false del governo per favorire le assicurazioni

      I sindacati denunciano la volontà dell’esecutivo di stravolgere la delega previdenziale e di smontare la contrattazione

        di Felicia Masocco /Roma

          Si afferma il falso per fare un favore alle assicurazioni. I sindacati hanno pochi dubbi su come siano andate le cose sul Tfr. Afferma il falso chi, come il governo, a mezzo lettera firmata dal sottosegretario Gianni Letta dice che la delega previdenziale aveva come obiettivo la parità e la libera concorrenza tra i diversi fondi a cui il lavoratore può versare la propria liquidazione. «Non è vero – Morena Piccinini parlando anche per i colleghi – la delega era per creare le condizioni per l’adesione del maggior numero dei lavoratori alla previdenza complementare». Dai sindacati quindi la prima accusa è quella di voler stravolgere la delega. La seconda è di voler smontare la contrattazione, «e farlo surrettiziamente». Nella lettera di Letta «si dice di fatto che la contrattazione aziendale può essere svolta da chiunque e che un regolamento aziendale possa avere più forza di altre fonti contrattuali». E tutto «per portare vantaggio ad un solo attore, il sistema assicurativo».
          Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono ancora un incontro al ministro del Welfare e alle commissioni di Camera e Senato. Vorrebbero conoscere i contenuti dell’accordo che il Welfare ha siglato con l’Abi, «il protocollo ignoto», «un segreto di Stato», commenta il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta. Eppure quell’intesa regola l’accesso al credito per le imprese che si vedono alleggerite del Tfr. Ecco il problema della moratoria per il silenzio assenso per le imprese (medie e piccole). «Se venisse approvata – continua Piccinini – si avrebbe una discriminazione tra lavoratori. Per alcuni il silenzio assenso significherebbe destinare la liquidazione ai fondi, per gli altri significherebbe far rimanere il Tfr in azienda». Insomma un pasticcio. Senza contare che il governo vuole escludere le assicurazioni dal controllo della Covip.
          Eppure elaborando dati Covip i sindacati hanno esso a confronto i costi di gestione e i rendimenti dei fondi negoziali, dei fondi aperti e delle polizze. Emerge che i costi dei fondi negoziali sono i più bassi in assoluto. Con un versamento iniziale di mille euro, un incremento annuo del versamento dell’1,80% e un rendimento annuo dei 3,5% i costi per i fondi negoziali ammontano allo 0,45% contro l’1,30% dei fondi aperti e il 2,30% delle polizze individuali. L’incidenza dei costi medi nei primi tre anni è pari all’8,10 % per le polizze (con picchi fino al 16%) e a 1,80% per i fondi aperti. Il montante che si determina è per i fondi negoziali pari a 81.782 dopo 35 anni, a 69.611 per i fondi aperti e a 58.050 per le polizze. Il capitolo finanziamenti: «Si parlava di 70 milioni, poi di 1 miliardo – ha detto il numero due della Uil Adriano Musi – ora siamo a 140 milioni». Si chiama in causa la Finanziaria, lo sciopero generale sarà anche per il Tfr.