Tfr, l’azienda sceglie come destinarlo ai fondi

18/01/2005

    martedì 18 gennaio 2005

    sezione: PRMO PIANO – pagina 2

    Tfr, l’azienda sceglie come destinarlo ai fondi
    MARCO ROGARI
    ROMA • Destinazione del Tfr scelta dal datore di lavoro in caso di mancata comunicazione del dipendente alla fine dei sei mesi disponibili per evitare il "silenzio-assenso". E innalzamento a 5.164,23 euro della quota di contributi versati alla previdenza complementare su cui far scattare la detassazione. Sono queste due delle tessere del mosaico abbozzato dal ministero del Welfare con la bozza di decreto attuativo sulla previdenza complementare, che oggi il ministro del Welfare, Roberto Maroni, illustrerà alle parti sociali. Un documento che prevede anche la permanenza dell’attuale contributo di solidarietà sui fondi pensione, il rafforzamento dei poteri di vigilanza della Covip e compensazioni alle imprese sotto forma di incremento delle somme di Tfr versato (dal 3% al 4-5%) soggette al meccanismo di sospensione d’imposta. Ma il confronto si annuncia in salita.

    Le carte che Maroni intende calare sul tavolo (cui oggi siederanno, oltre ai sindacati, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e Confapi) non piacciono ai sindacati. Cgil, Cisl e Uil, e anche l’Ugl, chiedono profonde modifiche e precise garanzie sulle risorse che il Governo metterà a disposizione. Maroni ha annunciato che nel prossimo provvedimento sulla competitività saranno inseriti 20 milioni per la "copertura-2005". Per il 2006 la "dote" dovrebbe salire a 500 milioni, ma è rinviato al varo della prossima Finanziaria. Una soluzione che non convince i sindacati, che chiedono risorse per le agevolazioni fiscali per rendere più appetibile il ricorso a forme integrative oltre che • per le compensazioni alle imprese.
    Il "silenzio-assenso". La "bozza" conferma che il lavoratore avrà sei mesi di tempo per decidere se lasciare in azienda il suo Tfr o convogliarlo verso i fondi pensione. In assenza di una decisione, sarà il datore di lavoro a scegliere la destinazione del Tfr tra fondi negoziali collettivi, aziendali e regionali.


    La leva fiscale. Le prestazioni pensionistiche private saranno assoggettate all’imposta del 15% che, dopo il quindicesimo anno di adesione, sarà ridotta annualmente del 2 per cento. Per i neo-assunti sono ipotizzate agevolazioni sui versamenti che eccedono l’importo esente da contribuzione pensionistica pubblica obbligatoria, entro un determinato limite annuo (150mila euro). Quanto ai contributi indirizzati "all’integrativa", anche chi non raggiunge un versamento fiscalmente deducibile applicando la regola del 12% del reddito complessivo, potrà versare 5.164,23 euro in esenzione d’imposta (con ulteriori aggiornamenti sulla base dell’inflazione annua) .
    Le compensazioni. Nella bozza si legge che «è necessario realizzare misure di compensazione per le imprese a fronte della perdita del Tfr, prevedendo di elevare dal 3% al 4-5% dell’ammontare del Tfr versato» all’integrativa la quota soggetta al meccanismo di sospensione d’imposta».


    Fondo «residuale» Inps. È proposta la creazione presso l’Inps di un Fondo per l’acquisizione del Tfr di quei lavoratori che, attraverso il silenzio-assenso, non hanno trovato soluzione in alcun fondo pensione.


    Libera circolazione. Dopo due anni di permanenza in un fondo pensione il lavoratore potrà chiedere il trasferimento.
    Covip. La bozza attribuisce maggiori poteri alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, cui spetterà il compito di introdurre procedimenti di autorizzazione finalizzati a semplificare gli iter sia temporali sia procedurali.


    Governance. È previsto un nuovo modello di governance per i fondi aperti e per i fondi assicurativi, con l’istituzione di un albo per gli amministratori indipendenti dei vari fondi pensione e per il responsabile del fondo.


    I sindacati. «Se questa è la bozza l’incontro serve a poco», dice Adriano Musi (Uil). Il Governo deve «chiarire se c’è la copertura», insiste Morena Piccinini (Cgil). I sindacati chiedono anche di privilegiare i fondi negoziali: «Devono essere stabilite delle priorità sui fondi ai quali destinare il Tfr», dice Pierpaolo Baretta (Cisl). E per Renata Polverini (Ugl) «per la riforma del Tfr mancano i fondi, le regole e la fiducia dei lavoratori».