“Tfr” «L’assalto finale delle lobby e il burattinaio è Berlusconi»

24/11/2005
    giovedì 24 novenbre 2005

    Pagina 9 – Economia

      IL COLLOQUIO

        Il titolare del Welfare, Maroni: io e Calderoli pronti a lasciare il governo

          «L’assalto finale delle lobby e il burattinaio è Berlusconi»

            Il Cavaliere non farà un passo indietro, ma chiederò lo stesso di andare alla conta in Consiglio dei ministri
            Non mi aspettavo la virata di Baccini, è evidente che anche lui è stato arruolato nello schieramento dell´Ania

              ROBERTO MANIA

              ROMA – «Ma certo: il burattinaio è Berlusconi». Roberto Maroni era a Vittorio Veneto quando a Roma è scoppiata la "bomba Baccini" che rischia di far saltare la riforma del Tfr. Il ministro leghista del Welfare non se l´aspettava. Sapeva della contrarietà di Forza Italia e dei partiti minori della coalizione (socialisti e repubblicani), ma non della virata dell´Udc; anche se Baccini già nel Consiglio dei ministri del 5 ottobre quello che aveva deciso lo slittamento della riforma, aveva mostrato di essere sensibile (come molti suoi colleghi, per la verità) alle obiezioni delle assicurazioni. «È evidente – diceva Maroni ai suoi collaboratori – che anche Baccini è stato arruolato dallo schieramento dell´Ania. E le assicurazioni non voglio migliorare la riforma: la vogliono insabbiare. Pensate che proprio oggi un mio amico mi raccontava che a Varese, Mediolanum offre un caffè a chi si limita a ritirare una brochure pubblicitaria…». Dietro il pressing della lobby delle assicurazioni Maroni ha difficoltà a non intravedere la sagoma del premier Silvio Berlusconi.

              «Non credo che si pronuncerà al Consiglio dei ministri. Ha ammesso il conflitto di interessi, ma ha fatto anche sapere come la pensava. Non farà un passo indietro». Ma il Carroccio, incassata la devolution, ha deciso di andare alla conta, anche contro il Cavaliere. «Non posso non chiedere di andare al voto. Un ulteriore rinvio sarebbe un´assurdità. Ormai siamo in pausa permanente. E non c´è un solo argomento a favore dello slittamento». C´è, però, l´opposizione delle assicurazioni che parlano di un decreto incostituzionale, perché in contrasto con la delega stessa, e perché attribuisce ai fondi negoziali una corsia privilegiata rispetto a quelli assicurativi. «Siamo in grado di smontare qualsiasi argomento di questo tipo. Sono davvero tesi strampalate. Certo – dice Maroni – siamo alle comiche finali se una lobby è in grado di bloccare il Consiglio dei ministri. È davvero una situazione preoccupante. Ma io non ho timore di fare la mia battaglia, anche se dovessi essere sconfitto». La sua sconfitta sarà anche la tomba della riforma in questa legislatura. «Non hanno capito che finiranno per dare in dote al prossimo governo, di centrosinistra se vincerà, la riforma della previdenza complementare e del Tfr. Se ne accorgeranno. Vedranno come saranno trattate le aziende, le assicurazioni e Mediolanum. Rimpiangeranno tutti questo governo!».

              Le sue dimissioni, e quelle del collega di partito Roberto Calderoli, sono pronte. Deciderà – insiste – il Consiglio federale della Lega. Intanto conferma che l´emendamento leghista alla Finanziaria per far saltare l´aumento dell´età per la pensione di anzianità da 57 a 60 anni dal 2008 è già stato preparato. «Sarà l´emendamento di Robin Hood», dice Maroni, che si spoglia dell´abito riformista per indossare la vecchia casacca leghista movimentista.