Tfr, la riforma in alto mare

24/10/2005
    lunedì 24 ottobre 2005

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    PREVIDENZA INTEGRATIVA

    Tfr, la riforma in alto mare

      Pesano le pressioni del premier

        Milano

          SCONTRO – Conto alla rovescia per la riforma del Tfr. Dopo lo stop imposto dal premier («non si fanno regali al sindacato», aveva detto in sostanza), entro il 10 novembre dovrà essere riportata all’esame del Consiglio dei ministri. Ma la data del primo gennaio, indicata dal ministro Maroni per il decollo della previdenza integrativa, appare sempre più incerta.

            Da un lato pesa il braccio di ferro tra ministero e Ania, accusata dal Welfare di essere stata la regista occulta dell’introduzione di una modifica favorevole alle compagnie di assicurazione e del conseguente rinvio del provvedimento da parte del consiglio dei ministri. Dall’altro, continua l’agitazione all’interno della maggioranza. Maroni, che ha l’appoggio di Alleanza nazionale, non ha gradito le critiche di Berlusconi ed ha avvertito che la Lega potrebbe mettersi di traverso su altri provvedimenti cari al premier. E che poi lo stesso Maroni, sabato, abbia tenuto a puntualizzare che «non c’è nessuno scontro, ma semplicemente una proposta in discussione alla Commissione Lavoro di Camera e Senato» non cambia di certo il quadro. Gli interessi di quanti vogliono bloccare la riforma e non vuole fare decollare la previdenza complementare sono enormi, e sono tanti.

              Proprio su questi interessi continuano a puntare il dito Cgil, Cisl e Uil. Il sindacato teme che in questi ultimi giorni, sotto l’onda di spinte contrapposte, possa essere varato un provvedimento lontano da quell’avviso comune firmato con le altre associazioni imprenditoriali. «Si rischia una nuova Cirami», commenta ironico il segretario confederale della Cisl, Pier Paolo Baretta, come a voler paventare una legge ad personam. Dato che, tra le altre cose, il presidente del Consiglio è anche assicuratore.

                L’eventualità è temuta pure dalla Cgil. Che, anzi, con il segretario confederale, Morena Piccinini, la considera «ormai evidente, viste le ormai esplicite e forzate pressioni del premier» per una riforma sbilanciata a favore del settore assicurativo. Per la Cgil, però, sulla previdenza complementare si sta giocando anche un’altra partita. «La riforma del Tfr è diventata un terreno di battaglia politica nel centro-destra ed è usata strumentalmente contro il sindacato. Ma noi a questo gioco non ci prestiamo», dice ancora. Ed è per questo che la Cgil, come gli altri sindacati, rinvia il giudizio finale a quando tutto sarà deciso. «Non ci interessa partecipare al balletto di giudizi su pezzi di provvedimento», aggiunge. «Se non lo condivideremo daremo precise indicazioni ai lavoratori», aggiunge facendo balenare il possible flop della riforma.

                  Anche Confindustria attende la conferma della deroga per le piccole e medie imprese. La moratoria riguarderebbe almeno il 30% delle pmi: ad esse verrebbe dato del tempo per far fronte allo smobilizzo del tfr lavoratori.

                    Una misura importante, questa, per viale dell’Astronomia che sembrerebbe pronta, in caso di cancellazione della norma, a puntare i piedi.

                      Mercoledì, ad ogni buon conto, le parti sociali – dai sindacati a Confindustria a tutte le altre associazioni imprenditoriali – saranno ascoltate dalla commissione Lavoro di Montecitorio.