Tfr: la partita non è ancora chiusa

10/01/2001

loghino.gif (3272 byte)





Mercoledì 10 Gennaio 2001
italia – politica
Previdenza
: Il Governo studia un pacchetto di agevolazioni e compensazioni ad hoc da presentare alle parti sociali.
Tfr, la partita non è ancora chiusa.
Lo strumento utilizzabile sarebbe l’imminente Dl sulle correzioni allo stop dei passaggi dal retributivo al contributivo

ROMA. Non è ancora del tutto chiusa la partita del Tfr. Il Governo, anche alla luce delle sollecitazioni dei sindacati a sbloccare al più presto le liquidazioni "maturande", sta continuando a valutare diverse ipotesi per individuare una soluzione in extremis. Due, in particolare, le strade che per Palazzo Chigi potrebbero ancora essere percorribili, seppure con molte difficoltà: utilizzare il tavolo tecnico sull’andamento della previdenza obbligatoria (la "verifica" preliminare dei conti) che il Governo vorrebbe aprire a fine gennaio per sondare nuovamente le parti sociali sul Tfr; inserire nel decreto legge correttivo dello stop al passaggio dal "retributivo" al "contributivo" sancito dalla Finanziaria 2001, che sarà varato nei prossimi giorni (forse già venerdì), una serie di agevolazioni fiscali per rendere più appetibile l’eventuale utilizzo del Tfr futuro prevedendo compensazioni per le imprese per l’eventuale perdita di fette di liquidazione da stabilire comunque su base contrattuale.

Ed è proprio quest’ultima la via che Giuliano Amato potrebbe essere tentato di seguire, visto che ieri Cgil, Cisl e Uil hanno sostanzialmente bocciato una verifica sulle pensioni prima della prossima primavera. L’eventuale ricorso al Dl non si tramuterebbe comunque in un atto sostitutivo di un necessario accordo con le parti sociali, ma contribuirebbe soltanto a modificare radicalmente la cornice fiscale relativo all’utilizzo del Tfr per indurre imprenditori e sindacati a sedersi a un tavolo e stabilire le procedure per lo smobilizzo delle liquidazioni "future". Al momento, comunque, nulla è stato deciso a Palazzo Chigi, dove uno sblocco della partita sul Tfr viene considerato quasi impossibile. Non a caso il ricorso al decreto legge o a qualsiasi altro strumento viene considerato un’ipotesi da esaminare ulteriormente.

Il Dl, tra l’altro, avrebbe poco a che vedere con il decreto legislativo di correzione della disciplina fiscale dei fondi pensione stabilita dal decreto Visco. La questione del Tfr, infatti, non potrebbe essere affrontata neppure parzialmente con questo decreto correttivo, che è attualmente a vaglio del Parlamento per il parere di merito, dato che non era prevista dalla delega originaria "concessa" al Governo.

L’unico elemento è rappresentato dalle norme, che saranno varate con un Dl, per ammorbidire lo stop ai passaggi dal metodo retributivo a quello contributivo stabilito con la Finanziaria 2001. Il testo è stato già abbozzato e a breve sarà presentato dal Governo.

Quanto all’eventuale utilizzo di questo Dl per tentare di riaprire il confronto sul Tfr, il Governo dovrebbe anche dare i conti con i requisiti di necessità e urgenza indispensabili per le disposizioni da inserire nei decreti legge. Requisiti che, però, potrebbero essere ricercati nella situazione di disparità tra i lavoratori che si sarebbe venuta a creare dal 1° gennaio 2001 con l’entrata in vigore del decreto Visco sui nuovi meccanismi fiscali per la previdenza integrativa. Ad evidenziarla è stato ieri il responsabile per le politiche sociali della Cgil, Beniamino Lapadula: il decreto, che aumenta al 12% del salario, con un tetto di 10 milioni, la deducibilità del reddito destinato alla previdenza integrativa «lascia fuori dai benefici la maggior parte dei lavoratori, proprio perché non possono devolvere ai fondi pensione quote consistenti del Tfr». E ad esserne maggiormente colpiti sarebbero soprattutto i dipendenti pubblici, per i quali il sistema di calcolo del trattamento di fine raccolto è quasi interamente di tipo "figurativo".

Anche per questo motivo i sindacati, soprattutto Cgil e Uil, insistono sulla necessità di risolvere al più presto la questione del Tfr. Ieri sia Lapadula sia il numero due della Uil, Adriano Musi, hanno detto a chiare lettere che il decreto legislativo sulla riforma della tassazione sui fondi pensione andrebbe sospeso perché manca uno dei presupposti del decreto stesso, ovvero l’uso delle liquidazioni per la previdenza complementare.

Marco Rogari