Tfr: la maggioranza peggiora il decreto

30/09/2005
    venerdì 30 settembre 2005

      Pagina 17

      Tfr, la maggioranza
      peggiora il decreto
      varato dal governo

        Una vittoria per banche e assicurazioni
        I sindacati: non avranno il nostro consenso

          di Felicia Masocco / Roma

            ANCORA UNO STRAPPO SUL TFR questa volta ad opera della maggioranza nelle due commissioni Lavoro di Camera e Senato. Chiamate a esprimere il loro parere (vincolante) hanno modificato non solo l’ultima stesura del decreto preparata dal ministro Maroni che accoglieva in parte le richieste di sindacati e imprese, ma addirittura hanno peggiorato la bozza varata dal consiglio dei ministri il primo luglio scorso. In pratica il decreto ora porta la firma delle lobby di banche e assicurazioni che stanno vedendo centrati i loro obiettivi. Le commissioni Bilancio delle due Camere non hanno invece potuto dire la propria perché manca la relazione tecnica con l’indicazione della copertura finanziaria del provvedimento.

              La delega scade tra sei giorni, il decreto dovrebbe essere varato mercoledì ma il caos regna sovrano. Ieri è tornata a farsi sentire anche l’Antitrust bocciando il meccanismo studiato per compensare le imprese. Secondo il garante l’accesso automatico al credito, garantito da un fondo finanziato dallo Stato, potrebbe avere effetti negativi su un mercato delicato come quello degli impieghi bancari. Per l’Antitrust, inoltre, «occorre garantire, con iniziative di trasparenza e semplificazione, un’effettiva equiparabilità tra le diverse forme previdenziali». «Non possiamo che constatare che il parere delle Commissioni, su alcuni punti qualificanti della costituzione dei fondi pensioni alle compensazioni finanziarie, crea difficoltà oggettive al modello di previdenza complementare», è il commento di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali. Per questo i sindacati hanno chiesto un incontro urgente con Maroni. «Vogliamo sapere come intenderà muoversi il governo», afferma il vicesegretario generale della Uil Uil Adriano Musi, «considerato il valore più volte sottolineato del consenso delle parti sociali». «Così com’è la riforma non avrà il nostro consenso». Il ministro però esclude nuovi incontri.

                Per la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, con il parere delle Commissioni «addirittura, se possibile, vengono peggiorati i contenuti del decreto originario». È «scandalosa» la motivazione con la quale si chiede che «venga stravolto il ruolo della contrattazione aziendale, legittimando la rappresentanza dei lavoratori anche in capo a soggetti esterni alle organizzazioni sindacali». Dure critiche della Cgil anche sulla «osservazione» secondo la quale si dovrebbe subordinare la possibilità per il lavoratore di aderire alla previdenza complementare all’ accesso al credito agevolato da parte dell’ impresa da cui dipende. Insomma, «si conferma la piena subalternità politica e culturale della maggioranza a banche e assicurazioni».