“Tfr” La lunga gara dei rendimenti

04/07/2005
    domenica 3 luglio 2005

      IN PRIMO PIANO – pagina 3

        Tra Tfr e fondi pensione la lunga gara dei rendimenti

        Primo confronto il 12 luglio con le parti sociali

          MAURO MEAZZA

            I fondi pensione lanciano la sfida al trattamento di fine rapporto: come in ogni dualismo che si rispetti, nell’uno e nell’altro campo vi sono punti di forza e momenti di debolezza, e c’è un tempo limite per decidere chi vince. Di qui a un anno, ha promesso il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, i lavoratori del settore privato avranno scelto, esplicitamente o tacitamente, che fare del loro futuro Tfr. E, a fine giugno 2006, si vedrà chi ha avuto la meglio. Il Tfr sembra favorito dai risultati degli ultimi anni, ma i fondi sostengono di poter avere la meglio nel lungo periodo. In realtà, prima ancora di poter giocare la partita, bisognerà verificare se l’agenda fissata dalla legge e dallo stesso ministro potrà essere rispettata (si vedano le tappe cruciali, nella scheda).

            Prima scommessa, la delega. Il testo varato venerdì, con le regole per tentare il rilancio della previdenza complementare, deve ancora essere presentato alle parti sociali, che annunciano un’accoglienza non proprio calorosa, come riferiamo più oltre. E l’esito del confronto dipende anche da alcuni nodi cruciali rispetto ai quali il futuro Tfr non è il problema maggiore.

              Un punto decisivo, infatti, è rappresentato dalle misure che dovranno compensare le imprese rispetto alla perdita del Tfr come fonte di finanziamento. Lo schema di decreto ( all’articolo 10, si veda il testo riportato sul Sole 24 Ore di ieri) annuncia la deducibilità dal reddito d’impresa per il 4% di quanto dirottato dal Tfr ai fondi; e questo 4% diventerà 6% per le imprese con meno di 50 addetti. Inoltre, il ministro del Lavoro si impegna a costituire, in combinazione con il collega dell’Economia, un Fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese. Resta però da vedere se, nell’incontro di venerdì prossimo, le parti giudicheranno condivisibili e sufficienti queste misure.

              Sindacati ostili. « Se Epifani dice di no pregiudizialmente, la responsabilità del fallimento della riforma sarà tutta sua, sarà lui a impedire che le pensioni vengano aumentate » . Così il ministro Maroni ha replicato ieri alle obiezioni del leader della Cgil sul decreto Tfr. Per il sindacalista il decreto mette « sullo stesso piano la previdenza contrattuale con le polizze individuali » facendo « un grande regalo » alle compagnie assicurative. Maroni, inoltre, in risposta ai rilievi mossi al decreto dal viceministro dell’Economia Mario Baldassarri ( si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri), sostiene che non c’è nessun problema di copertura: « Sono otto mesi che ci lavoriamo, sulla relazione tecnica del provvedimento c’è la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato. Quella della copertura è l’ultima delle nostre preoccupazioni. La prima è che la riforma abbia il successo che merita, e l’avrà» .

                Ma le critiche non mancano. Guglielmo Epifani ha dichiarato anche che «si mette sullo stesso piano la previdenza contrattuale con quella individuale: è la più rilevante delle tante ragioni per cui non va bene » . Secondo Epifani « alla fine non se ne farà nulla, perchè i lavoratori, di fronte all’incertezza, finiranno per non toccare il proprio Tfr » . Messaggi poco incoraggianti dal segretario generale Cisl, Savino Pezzotta: « Noi chiediamo di ripartire dal nostro documento, non ci stiamo a ripartire dalle assicurazioni private. E se vediamo che non c’è trasparenza sulla destinazione del Tfr, abbiamo l’arma del silenzioassenso. Spiegheremo ai lavoratori come comportarsi » .

                Per l’ex ministro dell’industria Pierluigi Bersani ( Ds) « abbiamo bisogno che le organizzazioni sindacali e le associazioni d’impresa possano condividere un’impostazione, visto che è possibile arrivare a una condivisione. In assenza di questo credo che il meccanismo non possa funzionare. E poi — ha aggiunto — il fatto che possa determinarsi un conflitto di interessi in alcune scelte a favore del mondo assicurativo è un’ombra che va dissipata, diversamente un percorso così importante non può partire » .

                « Questa è una vicenda che doveva essere chiusa prima » afferma Enrico Letta, responsabile economico della Margherita. « Se ci fossero i dovuti accordi con le parti sociali e fossero fatti anche i dovuti incentivi di carattere fiscale per spingere verso i fondi pensione, un reale decollo della previdenza complementare non può che essere salutato positivamente in previsione anche del futuro » .

                La scelta. Se lo schema di decreto riuscirà a superare indenne la navigazione, di qui ai primi di ottobre, il primo semestre 2006 diventerà il momento del dilemma: Tfr o fondi? Con il meccanismo del silenzio assenso, anche chi non risponde finisce per scegliere e, secondo la proposta presentata da Maroni, per indirizzarsi ai fondi.

                  Scatteranno, a quel punto, le valutazioni di convenienza, che dovranno essere personalizzate e tener conto dell’età, della residua vita lavorativa, delle prospettive di carriera e di altro ancora. Le due destinazioni, in ogni caso, sono abbastanza diverse (come si comprende dalle quattro domande cui si risponde nella scheda di sinistra) e offrono prospettive per molti versi antitetiche: non molto, ma stabile, dal Tfr, che infatti finisce in testa per i dati degli ultimi anni; di più, ma con meno certezze, dai fondi pensione, che ancora però si schierano con pochi sottoscrittori e su un periodo di tempo limitato.

                    Il confronto storico, quale quello che proponiamo qui a destra con i dati forniti da Covip, può aiutare. Nel primo e secondo grafico il confronto viene fatto tra la rivalutazione netta del Tfr e il rendimento dei fondi pensione negoziali. Il terzo grafico presenta invece una simulazione contenuta nella relazione 2004 della Covip. La simulazione analizza il periodo compreso tra l’istituzione del Tfr ( maggio 1982) e il 2004: in questo lasso di tempo il rendimento nominale medio annuo atribuito ai fondi pensione si attesta al 10,2% contro una rivalutazione annua assegnata al Tfr pari al 5,1 per cento.

                      L’agenda
                      I termini più importanti per lo schema di decreto legislativo su Tfr e fondi pensione

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                      di decreto legislativo viene inviato alle commissioni parlamentari per il parere

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