Tfr, in vista un nuovo rinvio

16/11/2005
    mercoledì 16 novembre 2005

    Pagina 37

    Tfr, in vista un nuovo rinvio

      Il preconsiglio dei ministri di ieri conferma la spaccatura sul decreto di riforma. Letta chiede più tempo. E incontra Galli (Ania)

        di Luca Saitta

          Più che una riforma, quella del tfr sembra una tela di Penelope destinata a non trovare mai fine. Ieri, in preconsiglio dei ministri, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, avrebbe chiesto al ministro del welfare, Roberto Maroni, un’ulteriore settimana di tempo a disposizione dell’esecutivo per valutare più dettagliatamente i pareri delle commissioni lavoro e bilancio del parlamento sul dlgs che rilancia la previdenza complementare. Si prospetta, dunque, nel prossimo cdm, domani o venerdì mattina, il rinvio del rinvio del rinvio: il terzo stop dal 5 ottobre, malgrado i diktat lanciati la settimana scorsa dal numero uno di via Flavia, tutti all’insegna del ´la prossima volta o la va o la spacca’.

            Che i ministri abbiano bisogno ancora di una manciata di giorni per capire bene tutti i termini della questione appare ipotesi poco plausibile, dal momento che sono mesi che su questa riforma si combatte, fuori e dentro il governo. Più probabile, invece, che la richiesta suppletiva di tempo serva a dipanare ulteriormente la matassa del conflitto mosso contro Maroni dall’Ania, appoggiata apertamente dal premier, Silvio Berlusconi.

              Ieri, malgrado l’associazione delle assicurazioni non abbia dato conferma, il direttore generale, Giovanni Galli, sarebbe andato a palazzo Chigi, a incontrare proprio Gianni Letta. Probabile materia del vertice: l’ulteriore messa a punto dei criteri dello sblocco temporale della portabilità del contributo delle imprese al tfr anche a fondi aperti e prodotti previdenziali, l’ipotesi di mediazione che sembra ormai accettata, sia pure informalmente, sia da Maroni sia dall’Ania.

                Una messa a punto che necessiterebbe ancora di qualche giorno e che avrebbe spinto Letta a chiedere tempo a Maroni, col motivo ufficiale di una diversa interpretazione dei pareri delle commissioni al dlgs da parte di alcuni ministri. All’obiezione di Maroni che si tratta di materia suscettibile di piccole integrazioni, Letta avrebbe replicato di non escludere, invece, la possibilità di correzioni più incisive.

                  A Maroni, dunque, non resta che fare l’ennesima conta degli alleati e degli avversari nell’esecutivo. ´Oltre alla Lega, anche An ha detto di sì. Forza Italia, invece, non ci sta. E l’Udc è l’Udc’, commentano ambienti vicini al ministro del welfare.

                    Maroni ha più volte minacciato l’apertura di una crisi di governo in caso di affossamento del decreto, ma sono poche le possibilità che questo possa verificarsi. Una fuga della Lega dalla Cdl (aggravata magari da un emendamento in Finanziaria per stoppare tutta la riforma della previdenza) viene interpretata come politicamente controproducente, in primis, proprio dal Carroccio in questa fine di legislatura. D’altronde, il sacrificio del tfr sull’altare dell’Ania romperebbe comunque gli equilibri del Polo, lasciandolo andare alla deriva nella prossima campagna elettorale. ´Se la riforma non passa, andremo alle elezioni a mani libere’, replicano le fonti governative leghiste.

                      L’eventuale semaforo verde del senato alla devolution, quest’oggi, potrebbe essere, così, lo snodo decisivo. Chi parla con Maroni smentisce l’eventualità di un baratto della riforma della Carta costituzionale con quella del tfr. ´Il raggiungimento del traguardo tanto ambito ci permetterà di puntare i piedi con più determinazione nell’avere l’ok dell’esecutivo sul rilancio del secondo pilastro’, replica la Lega. A Maroni, in definitiva, l’ultima decisione: se portare il decreto al cdm, magari ´fuori sacco’, o concedere l’ennesima proroga. La parola ´fine’, a ogni modo, sembra ancora lontana dal potere essere scritta. (riproduzione riservata)