Tfr, in prima linea i fondi chiusi

15/03/2005

    martedì 15 marzo 2005

    SLITTA L’INCONTRO PREVISTO PER DOMANI COI SINDACATI. IL GOVERNO LAVORA SUL TESTO FINALE
    Tfr, in prima linea i fondi chiusi
    Il silenzio-assenso privilegerà le casse aziendali

      Raffaello Masci

        ROMA
        La buona notizia è che il governo pare intenzionato ad accogliere l’«avviso comune» di sindacati e datori di lavoro, secondo cui in caso di «silenzio-assenso» da parte del lavoratore, il Tfr prenderebbe la via dei fondi chiusi aziendali o di categoria. La notizia meno buona è che il provvedimento sul nuovo trattamento di fine rapporto subisce ancora un rinvio e, con esso, la riunione prevista per domani tra le parti sociali e il governo sulla previdenza complementare. Motivo: non meglio definiti «impegni» del ministro Roberto Maroni e del sottosegretario Alberto Brambilla. In realtà, potrebbe essere stata dettata anche dalla necessità di rivedere i provvedimenti soprattutto dopo la soppressione di una parte delle funzioni della Covip nella discussione alla Camera sul decreto sul risparmio. Il che farebbe pensare all’esistenza di un accordo di massima ormai non lontano.

          «Nel caso che il lavoratore non sia già iscritto a una forma pensionistica o non eserciti la facoltà di scelta sulla propria liquidazione – si legge nella bozza attualmente nelle mani dei tecnici del governo – il Tfr maturando è conferito alla forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore abbia accesso in relazione all’azienda di appartenenza, ovvero, in mancanza, all’attività lavorativa svolta e alle previsioni contenute nei contratti e accordi collettivi».

            Per quanto riguarda, invece, i lavoratori che non abbiano definito alcuna forma pensionistica complementare e non abbiano espresso la loro volontà – dice ancora la bozza – il Tfr sarà conferito a un fondo presso l’Inps.

              Il documento a cui si sta lavorando, prevede anche la parificazione tra i fondi collettivi (chiusi ed aperti) e le forme pensionistiche individuali, come le polizze di assicurazione vita purché siano regolate da direttive Covip. I lavoratori, inoltre, possono destinare a queste forme previdenziali integrative oltre l’accantonamento annuale del Tfr anche «le contribuzioni del datore di lavoro alle quali abbiano diritto».

                Tra le opzioni che si prospettano al lavoratore, infine, vige anche quella di lasciare il proprio Tfr in azienda, secondo quanto stabilisce la medesima legge delega in materia previdenziale. La bozza prevede per questo che la volontà sia «espressamente manifestata» dall’interessato che può comunque «in qualsiasi momento» decidere di conferire questi accantonamenti a una forma pensionistica complementare.

                  La posizione previdenziale integrativa del lavoratore può essere trasferita a un altro fondo «trascorsi due anni dall’adesione a un fondo pensione», o a una delle altre forme pensionistiche complementari. Sono inefficaci clausole che potrebbero produrre ostacolo a questa «portabilità» tra i fondi. In caso di morte dell’iscritto a una forma pensionistica complementare la posizione maturata è riscattata dagli eredi.
                  I fondi integrativi ma anche le polizze individuali dovranno essere iscritte a un apposito albo tenuto dalla Covip che eserciterà «la vigilanza su tutte le forme pensionistiche complementari».

                    La bozza di riforma conterrà anche alcune agevolazioni tributarie. I tecnici del Welfare hanno previsto una tassazione «a titolo definitivo» del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione al sistema di previdenza complementare, con un limite massimo di riduzione del 6%.

                      Per le imprese, invece, tra le forme di compensazione per lo smobilizzo del Tfr, è previsto un accantonamento in sospensione d’imposta di una somma pari al 5% dell’ammontare totale del Tfr conferito nel fondo pensione. Viene inoltre elevata dal 3% al 5% la quota di salario aziendale soggetta a decontribuzione.

                        La «corsia preferenziale» per i fondi chiusi ha trovato per ora l’assenso dei sindacati i quali però – ha spiegato ieri Pierpaolo Baretta della Cisl – attendono una proposta complessiva e definita prima di dire l’ultima parola.