Tfr, imprese e sindacati contro Maroni

25/07/2005
    domenica 24 luglio 2005

      Pagina 47 – Economia

      LA POLEMICA

        Domani al Welfare il documento comune: privilegiare i fondi contrattuali senza penalizzare le aziende

          Tfr, imprese e sindacati contro Maroni

            "Senza il nostro via libera la riforma non si farà"

              ROBERTO MANIA

                ROMA – No alla parificazione tra fondi negoziali e fondi aperti, no a costi aggiuntivi per le imprese, no ad un trattamento fiscale che premia i redditi più alti, no alla possibilità di trasferire i contributi delle aziende ai fondi contrattuali integrativi a fondi di origine diverse. Sono i quattro no che sindacati e imprenditori hanno scritto nell´avviso comune sulla riforma della previdenza complementare e che invieranno domani, dopo un´ultima verifica tecnica, al ministro del Welfare, Roberto Maroni. Ma intanto Cgil, Cisl e Uil, insieme a Confindustria e altre associazioni imprenditoriali stanno preparando dei veri e propri emendamenti allo schema di decreto approvato dal Consiglio dei ministri all´inizio di luglio, convinte che senza il loro via libera la riforma non potrà decollare.

                La partita sulle pensioni integrative, dunque, entra nel vivo ma la strada da compiere è ancora tutta in salita. Per mercoledì è in calendario il nuovo incontro tra Maroni e le parti sociali. Ieri il ministro si è detto pronto ad accogliere le indicazioni delle organizzazioni sociali a patto che – ha precisato – «non modifichino i principi della delega» e nel caso prevedano nuovi oneri finanziari, ci sia l´accordo del ministro dell´Economia, Domenico Siniscalco. «Se queste due condizioni verranno soddisfatte, sarò ben lieto di accogliere le modifiche anche perché io non sono contrario a stanziare maggiori risorse. Ma è necessaria l´intesa con il Tesoro». Al quale il ministro leghista propone pure un´operazione «extra strong» sull´Irap per aiutare il sistema imprenditoriale a reggere la competizione globale.

                Sindacati e imprese chiedono che, in caso di silenzio assenso, il Tfr del lavoratore sia destinato ai fondi di origine contrattuale, dal momento che il Tfr è una forma di retribuzione differita. Con la stessa logica propongono che la quota, stabilita dai contratti, con cui il datore di lavoro concorre ad alimentare il fondo integrativo non sia trasferibile in un fondo non di origine negoziale, come un fondo aperto o una polizza pensionistica. E ancora: la perdita del Tfr da parte delle imprese come strumento di autofinanziamento a tassi favorevoli, non deve comportare costi aggiuntivi per le aziende stesse. Una richiesta che si scontra con l´indisponibilità delle banche a concedere prestiti automaticamente, senza istruttoria. Quanto al capitolo fiscale, sindacati e imprenditori contestano il meccanismo previsto dallo schema di decreto perché – dicono – in contrasto con il principio della progressività della tassazione e perché prevede sgravi solo sulla rendita finale e non anche sui singoli rendimenti annuali.