Tfr: il Prc chiede un fondo Inps

13/06/2007
    mercoledì 13 giugno 2007

    Pagina 9CAPITALE & LAVORO

      I lavoratori non mollano il tfr
      Il Prc chiede un fondo Inps

        Fallimento in vista per la «previdenza integrativa». La proposta prevede la possibilità di lasciare il fondo e l’abbandono del silenzio-assenso

          Fr. Pi.

          Un fallimento annunciato. Nonostante il meccanismo del «silenzio-assenso», che rischia di espropriare un grosso numero di lavoratori della possibilità di decidere sulla destinazione del proprio tfr. L’anticipo del varo della «previdenza integrativa» non ha affatto convinto i lavoratori dipendenti. Dai dati ufficiali emerge che quasi il 60% è determinato a lasciare il tfr in azienda (ovvero a mantenerlo come «liquidazione», nella forma attuale), mentre il 17,9 non sa cosa fare e solo il 15,12 aderisce ai «fondi negoziali». Nonostante i massicci investimenti pubblicitari delle banche, infine, solo in 18.000 hanno «abboccato» ai rischiosi «fondi aperti», quelli dei gestori finanziari di mercato.

          La normativa, evidentemente rifiutata dalla maggioranza, presenta però anche alcuni problemi molto seri. Molti lavoratori (il 20%) appartengono a categorie che non hanno neppure il fondo negoziale. E i più giovani tra questi rischiano seriemente di vedersi corrispondere – in un lontano futuro – una pensione pari al 40-45% dell’ultimo stipendio. Anche l’impossibilità di recedere dal fondo, una volta aderito, è vista molto male. Per non parlare, infine, del «silenzio-assenso», che presenta perfino dubbi di costituzionalità.

          Rifondazione ha pensato bene perciò di presentare una proposta di legge – segno dell’evidente contrarietà dei maggiorenti della maggioranza di governo – per correggere le distorsioni più evidenti e permettere, ai più giovani, di avere una pensione integrativa garantita dal «pubblico». Il meccanismo escogitato prende le mosse dall’esistenza presso l’Inps di un fondo destinato fin qui a coloro che non possono accedere a un fondo di categoria. Nel disegno – presentato ieri da Maurizio Zipponi e dal capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore – si prevede che l’Inps diventi un «soggetto attivo» nella gestione dei fondi alla pari con quelli negoziali (o «chiusi»), e che a questo fondo possano aderire tutti i dipendenti, a prescindere dalla categoria di appartenenza.

          Perché questo meccanismo possa essere messo in moto si prevede una proroga di sei mesi della scadenza fin qui prevista (il 30 giugno). Che consentirebbe anche di realizzare il terzo obiettivo della proposta di legge: dar modo ai singoli lavoratori di esprimere esplicitamente la propria scelta («nella mia cultura un silenzio significa solo silenzio», sottolinea la sottosegretaria al Lavoro Rosa Rinaldi), impegnando i datori di lavoro a consegnare ai dipendenti una lettera-quesito con impegno alla risposta.

          Questo fondo Inps garantisce tra l’altro costi di gestione (intorno al 2%) assai inferiori sia a quelli dei «fondi negoziali» (il 6-7%) che, a maggior ragione, a quelli «di mercato». Tanto più che, si è verificato proprio ieri, il bilancio Inps presenta una saldo attivo per i primi mesi dell’anno assai superiore alle previsioni: 3,1 miliardi di euro, invece degli appena 100 milioni attesi. Previsioni errate perché erano stati sovrastimati i pensionamenti per l’anno in corso, sono «emersi» improvvisamente 100.000 edili (merito delle ispezioni nei cantieri), sono stati regolarizzati centinaia di migliaia di immigrati. In generale c’è stato un miglior contrasto dell’evasione contributiva. E viene il sospetto che, se lo si facesse ancora meglio, non verrebbe in testa a nessuno di «rivedere i coefficienti» per «ridurre la spesa».