Tfr, il governo tenta il colpo di mano

02/03/2005

    mercoledì 2 marzo 2005

      Tfr, il governo tenta il colpo di mano

        Felicia Masocco

          ROMA Sulla riforma del Tfr si allunga l’ombra di uno «sdoppiamento». Da un lato le regole sulla previdenza complementare, dall’altro le attese decisioni sul silenzio-assenso, sui fondi, e sulle compensazioni alle aziende che non potranno più autofinanziarsi tenendo in cassa le liquidazioni dei lavoratori. Il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla ha annunciato che un primo decreto «con il perimetro e le forme» e con la definizione dei poteri della Covip che dovrà vigilare sull’intera partita. Il «resto» sarà materia di discussione in un momento successivo e oggetto di un secondo decreto che non prenderà corpo prima di un mese. Il governo è insomma intenzionato a procedere in due tempi mostrando di non tenere in considerazione alcuna l’avviso comune costato non poche mediazioni a imprese e sindacati che lo hanno firmato. Se ne riparla oggi, nella riunione tra l’esecutivo e le parti sociali, ma intanto dai sindacati c’è una levata di scudi.

            Non solo si contesta il timing questo voler procedere a tappe quando invece tutto si dovrebbe tenere. La contrarietà è forte anche sul merito. Brambilla ha infatti detto chiaramente che il governo «vuole affermare il principio della massima libertà economica»: applicato al fiume di denaro dei salari differiti dei lavoratori italiani significa che i fondi contrattuali, i fondi aperti e le polizze individuali sono per il governo la stessa cosa, vengono equiparati e «se la maggioranza dei lavoratori sceglierà i fondi contrattuali – argomenta il sottosegretario – a noi andrà benissimo, ma la regola è che ognuno vada dove vuole. Il nostro must è portare l’Italia a un livello più alto di libertà economica, livello che ora è disonorevole».

            Non la pensano così i sindacati e le imprese che avevano chiesto una corsia preferenziale per i fondi negoziali. Come anche una netta distinzione tra «previdenza complementare collettiva e previdenza complementare individuale». Anche su questo è picche.

              «La questione è un po’ strana-nota il leader della Cgil, Guglielmo Epifani -. Il governo ci chiede sempre di fare atti comuni. Noi lo abbiamo fatto e, invece di recepirlo, ha fatto esattamente il contrario. Non tiene conto di quello che le parti sociali avevano condiviso». La «osa è strana» anche per Savino Pezzotta che richiama la vicenda degli ammortizzatori sociali «quando arriva il momento di stringere, c’è qualcosa che salta. Non è il modo corretto di procedere. Gli impegni vanno mantenuti». In caso di silenzio-assenso del lavoratore, per i sindacati il Tfr deve andare nei fondi negoziali e questo verrà chiesto anche oggi. Quanto allo slittamento «vorremmo capire i reali intendimenti del Welfare – aggiunge il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi – perché se fosse una politica dei due tempi saremmo totalmente contrari. Tradirebbe i contenuti della stessa delega».