Tfr: il governo prende in giro i lavoratori

25/11/2005
    venerdì 25 novembre 2005

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    Tfr, il governo prende in giro i lavoratori

      La maggioranza spaccata rinvia al 2008
      Vince Mediolanum. Maroni non si dimette

        di Felicia Masocco / Roma

          FUMO NEGLI OCCHI – È quel che resta di tre anni di trattative, di incontri e di scontri per tentare di dare agli italiani la possibilità di darsi pensioni più dignitose. Ieri il governo ha approvato la riforma del Tfr ma la fa decorrere dal 2008. Un compromesso-farsa per salvare capra e cavoli. Per salvare la faccia del ministro Maroni che aveva minacciato di dimettersi nel caso non fosse passata la «sua» riforma. E per salvare gli interessi del premier, capofila con Mediolanum della lobby delle assicurazioni per nulla disponibile a partire con un handicap nella corsa all’accaparramento di un mercato che vale tra i 13 e i 17 miliardi di euro l’anno. Insomma, sulla carta la riforma c’è ma non decolla: è un punto a favore dell’Ania e di Mediolanum. Per il governo invece è un fallimento, è una riforma che non si fa per mancato coraggio e subalternità ai potentati economici che del resto siedono sullo scranno più alto di palazzo Chigi.

          Gli italiani non hanno la riforma per il conflitto di interessi del premier. Ma guai a dirlo. Il leghista Maroni che ancora ieri tuonava sulle pagine dei giornali dando del «burattinaio» a Berlusconi indicandolo come colui che ha mosso i fili della partita, ha scatenato le ire del «capo», è stato costretto a smentire e a presentare le sue scuse nelle mani del sottosegretario Gianni Letta. Sempre Maroni si diceva determinato a chiedere la «conta» in consiglio dei ministri. L’ha avuta, al momento del voto il premier ha lasciato la sala (per via del conflitto di interessi) e a cose fatte si è detto «certamente soddisfatto». I ministri di Forza Italia, Pisanu, La Loggia e Micciché si sono astenuti. «Volevamo migliorare», ha spiegato La Loggia, ma alla domanda che cosa avrebbe migliorato non ha risposto. Ha votato a favore l’Udc con l’entusiasta Baccini arruolato nelle fila dell’Ania (l’associazione delle assicurazioni). A favore la Lega, ovviamente, e An.

            La riunione di governo è stata incandescende. «Le dimissioni non si minacciano ma si danno. E stavolta sono fortemente tentato di votare a favore», arringava il mite Baccini contro Maroni. E se Berlusconi «non è un burattinaio» «l’Udc non è un partito di burattini di chicchessia», rincarava Rocco Buttiglione il quale farà poi sapere di aver votato la riforma «solo per spirito di responsabilità nei confronti della coalizione».

              E Roberto Maroni? Avendo «spuntato» l’approvazione del suo testo sia pure con annesso rinvio, si dice soddisfatto, ringrazia Giulio Tremonti e Umberto Bossi per la mediazione che ha permesso l’accordo e poi annuncia che da subito saranno ripresi i contatti con l’Ania «per garantire la piena piena collaborazione del governo ad accogliere le richieste delle compagnie». L’Ania ringrazia e, a sorpresa, un giudizio «assolutamente positivo» viene da Confindustria con il presidente Luca Cordero di Montezemolo. Evidentemente agli industriali sta bene poter contare ancora sul finanziamento a bassissimo costo rappresentato dal monte liquidazioni.

              Duri invece i giudizi dall’opposizione con il leader della Quercia Piero Fassino che accusa il governo di «raccontare frottole ai cittadini» e di «far passare un rinvio come un successo». «Gli interessi del premier contro quelli dei lavoratori e dei giovani», aggiungono i deputati Ds Roberto Guerzoni e Pietro Gasperoni. Duro il sindacato che oggi sciopera anche per questo. «Il rinvio è una presa in giro – ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani – il governo ha deciso di non decidere, per non dividersi». Anche la conferma del testo in gran parte condiviso dai sindacati, «viene svuotata da ogni significato, perché da subito c’era bisogno della riforma». Il governo ha commesso un «gravissimo errore», per Savino Pezzotta, mentre il leader della Uil Luigi Angeletti ha sottolineato come «con la proroga si perderanno altri due anni».