“Tfr” I rendimenti vincono la sfida

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

    NORME E TRIBUTI – pagina 27

    I rendimenti vincono la sfida con il Tfr

    ROMA • Il rendimento dei fondi pensione ha nettamente superato la rivalutazione del Tfr nel periodo compreso fra l’inizio del 2004 e la fine del maggio scorso. Lo ha rivelato ieri il presidente della Covip, Luigi Scimia. « Se si considera che in questi 17 mesi la rivalutazione netta del Tfr si è attestata al 3,7%, sia il comparto dei fondi negoziali che quello dei fondi aperti ha detto hanno registrato un rendimento medio netto che nel primo caso di avvicina e nel secondo supera l’ 8 per cento ».

    Ma non sono tutti positivi i numeri passati in rassegna ieri da Scimia. Gli aderenti ai 134 fondi pensione di nuova istituzione sono 1,45, milioni con un incremento del 2,7% nel 2004. Il patrimonio si attesta a soli 8,1 miliardi su 41. Più di un milione sono gli iscritti ai fondi pensione negoziali: ma la crescita degli aderenti non ha superato l’anno scorso il 2 per cento. I fondi pensione preesistenti continuano a fare la parte del leone con 30,5 miliardi in gestione.

    Altrettanto deludente l’andamento del primo trimestre 2005: gli aderenti ai fondi negoziali sono saliti dell’ 1%, quelli dei fondi aperti dell’ 1,5 per cento.

    I fondi aperti operativi sono 80: in base al numero degli aderenti, il 31% è gestito da Sgr, il 28% da Sim, il 21% da banche e il 20% da compagnie di assicurazione. A fine 2004, il patrimonio è risultato composto per il 58% da investimenti in titoli di debito e di capitale. L’esposizione sul mercato azionario dei fondi aperti è pari a circa il 52%, stabile rispetto al 2003.

    Su un periodo di permanenza dell’iscritto pari a tre anni, i costi complessivi medi annuali di un fondo pensione aperto si attestano attorno all’ 1,8% del valore dell’attivo: percentuale che scende all’ 1,4% per un orizzonte di 10 anni e all’ 1,3% per 35 anni. Riguardo ai Pip ( polizze individuali di previdenza), i costi medi annuali risultano decisamente più elevati ( 8% per tre anni e 2,2% per 35 anni) a fronte di rendimenti più alti che però non sono ancora stati calcolati con esattezza.