Tfr: I cinque «no» di aziende e sindacati

27/07/2005
    mercoledì 27 luglio 2005

      ITALIA POLITICA – pagina 13

        I cinque «no» di aziende e sindacati

        Fondi collettivi e fondi individuali. L’equiparazione tra forme di natura collettiva (come i fondi negoziali) e forme di natura individuale (come le polizze previdenziali) «rende la previdenza complementare non coerente con il rapporto di lavoro dipendente e si realizza a scapito della contrattazione collettiva»

          Silenzio assenzo. Il decreto del Governo prevede una corsia preferenziale in caso di silenzio assenzo per i fondi negoziali. Nell’avviso comune presentato lunedì imprese e sindacati chiedono che sia chiarito, in caso di più forme potenzialmente in grado di acquisire i flussi di Tfr, che a decidere sia un accordo tra datore di lavoro e sindacati

            Compensazioni alle imprese. Il fondo di garanzia per l’accesso al credito ha modalità di funzionamento ancora non definite, mentre la deducibilità dal reddito di impresa «oltre a non avere un impatto finanziariamente rilevante, ha anche il vistoso limite di non trovare applicazione per le realtà produttive che non conseguano utili o che producano redditi diversi da quelli di impresa»

              Contributi dei datori di lavoro. Secondo lo schema del Governo, il datore di lavoro ha l’obbligo di versare il contributo per il fondo previsto dai contratti, qualunque sia la forma di adesione scelta dal lavoratore. Le parti sociali fanno notare che lo schema disconosce la natura contrattuale del contributo che invece dovrebbe essere versato solo in caso di adesione a un fondo negoziale o comunque a seguito di un accordo tra azienda e sindacati

                Sgravi fiscali. I rappresentanti dei lavoratori chiedono una revisione del regime di deducibilità dei contributi previdenziali, ripristinando, accanto al limite in misura fissa di 5.164,57 euro, quello in misura percentuale sul reddito