“Tfr” Fondi pensioni, decreto a inizio luglio

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

      Pagina 37 – Economia

      Il ministero annuncia il provvedimento. Boom per i piani individuali basati sulle polizze: più 23%
      Fondi pensioni, decreto a inizio luglio
      ora aderisce solo il 12% dei lavoratori

        Sconti fiscali per chi rinuncia al Tfr: aliquota tra il 9 e il 15%

          ROBERTO MANIA

            ROMA – La previdenza complementare in Italia «stenta a decollare». È stato il presidente della Covip, Luigi Scimia, a riproporre ieri, nella sua relazione annuale, la questione del ritardo del nostro sistema pensionistico. Un ritardo grave perché, quando andrà a regime la riforma con il passaggio totale dal sistema retributivo a quello contributivo, un lavoratore in quiescenza riceverà dalla previdenza obbligatoria meno della metà (il 48,1 per cento) del suo ultimo stipendio contro il 67,3 per cento circa di adesso. Eppure resta una diffidenza diffusa tra i lavoratori ad aderire ai fondi integrativi, mentre solo a partire da gennaio – se verrà rispettato il ruolino di marcia annunciato dal ministro del Welfare, Roberto Maroni – sarà possibile scegliere tra il mantenimento del vecchio Tfr (il trattamento di fine rapporto o liquidazione) o il suo conferimento ad un fondo. Il sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla ha garantito che lo schema del decreto di attuazione della riforma sarà all´esame del Consiglio dei ministri ai primi di luglio, e ha anche detto che l´obiettivo è quello di portare il 50 per cento dei lavoratori ad aderire ad un fondo. Servirà per questo un consistente incentivo fiscale: l´aliquota sarà fissata al 15 per cento e potrà calare fino al 9 per cento in funzione dell´età di iscrizione.

            Ma intanto solo il 12 per cento degli occupati (pari a circa 2,8 milioni di persone) ha aderito a fondi di previdenza integrativa. Complessivamente sono destinati a questo scopo 41 miliardi di euro, che rappresentano circa il 3 per cento del Pil e poco più dell´1 per cento delle attività finanziarie detenute dalle famiglie. «Si tratta – ha detto Scimia – di dimensioni invero ancora modeste, specie se paragonate alle esperienze internazionali che vantano una maggiore tradizione nel settore della previdenza complementare».

            Gli aderenti ai fondi pensione di nuova istituzione, successivi cioè al 1993, sono un milione e 450 mila, con un incremento del 2,7 per cento. Il patrimonio gestito si attesta a 8,1 miliardi (+30 per cento). Più di un milione sono gli iscritti ai 42 fondi negoziali (quelli di categoria: metalmeccanici, chimici, ecc.). Nel 2004 le adesioni a questi fondi sono cresciute solo del 2 per cento, mentre le risorse amministrate risultano pari a 5,9 miliardi. Ai vecchi fondi, quelli preesistenti al ´93, sono 660 mila. Infine, gli iscritti ai fondi aperti: sono 380 mila con un incremento del 5 per cento.

              Un vero boom, invece, si è registrato lo scorso anno per i cosiddetti Pip, cioè i piani individuali pensionistici basati sul polizze assicurative: + 23 per cento.
              Interessante il confronto, che emergenze dalla relazione di Scimia, tra il rendimento del Tfr e quello dei fondi integrativi. Considerando il periodo compreso fra l´inizio del 2004 e la fine di maggio scorso, infatti, il rendimento dei fondi – ha detto il presidente della Covip – «ha superato nettamente la rivalutazione del Tfr». Nei diciassette mesi considerati, la rivalutazione netta del Tfr si è attestata intorno al 3,7 per cento, decisamente al di sotto del rendimento dei fondi, chiusi e aperti. Per i primi il rendimento è stato vicino all´8 per cento, per i secondi oltre l´8 per cento. E questa – ha sottolineato Scimia che è anche tornato a chiedere la vigilanza della Covip su tutti i fondi pensione – è una tendenza che è iniziata nel 2003 e che sta proseguendo: da gennaio di quell´anno allo scorso mese di maggio il rendimento generale netto è stato del 13 per cento per i fondi negoziali, del 15 per cento per i fondi aperti, rispetto ad una rivalutazione netta del Tfr pari al 6,7 per cento.