“Tfr” Fondi pensione, un miraggio che divide la sinistra (R.Wittenberg)

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

    RITARDI. SCIMÌA DIFENDE LA COVIP E S’APPELLA A GIANNI LETTA
    di Raul Wittenberg

      Fondi pensione, un miraggio che divide la sinistra

        Come tutti si aspettavano, è arrivato puntuale il fuoco di batteria dell’Autorità che vigila sui fondi pensione – la Covip – assediata da destra e da sinistra nell’intento di eliminarla o svuotarne i poteri. La posta in gioco è altissima: i miliardi del Tfr da una parte e dall’altra la pensione dei lavoratori che scende dall’87 al 48% dell’ultimo stipendio, con un gap da compensare con la previdenza integrativa. L’occasione è solenne, con tanto di telegramma del Capo dello Stato: la relazione di attività per il 2004 al Parlamento. Il presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione Luigi Scimìa va giù pesante. Una “ratio” non chiara, “finalità non comprese”, interessi inconfessati e forse incoffessabili hanno indotto la maggioranza di centro destra alla Camera, attraverso un emendamento del forzista Renzo Patria al disegno di legge sulla riforma del risparmio, a trasferire alla Consob la sostanza delle funzioni della Covip. «Ci si riferisce – dice Scimìa – all’approvazione delle convenzioni per la gestione delle risorse dei fondi pensione, alla vigilanza in tema di trasparenza e alla verifica delle condizioni di polizza dei contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziali». A latere c’è pure la proposta di abrogare l’unitarietà del sistema di vigilanza sui fondi in capo alla Copiv, stabilita dalla legge che attua la delega sulla riforma previdenziale.

        «Non riconoscere alla Covip il compito di verificare le politiche d’investimento dei fondi pensione e la loro coerenza rispetto alla normativa di legge, significa sottrarre all’Autorità di settore il più elementare strumento di controllo sull’andamento di un fondo pensione». Scimìa rivendica il potere di controllo sulle convenzioni (i contratti con cui gli amministratori dei fondi affidano a un ente gestore l’investimento dei contributi versati dai lavoratori) perché qui si danno indicazioni su come investire, «spesso i fondi non valutano il giusto equilibrio tra rischio e investimento», si avventurano nei prodotti derivati in vista di guadagni immediati o in obbligazioni estere senza copertura del rischio di cambio. «Dobbiamo garantire la stabilità dei fondi per il futuro previdenziale dei lavoratori, ma senza il potere di vigilare su chi lo amministra è impossibile». «E’ un assurdo completo – implora Scimìa rivolto al sottosegretario alla presidenza del Consiglio in prima fila – mi appello al buon senso del sottosegretario Gianni Letta».

        Alla base di tutto c’è la differenza tra risparmio finanziario e risparmio previdenziale. Una differenza strutturale che non tutti ammettono. Da un fondo d’investimento si può incassare capitale e rendimento un mese dopo la sottoscrizione, la prestazione previdenziale complementare si ha dopo 30-40 anni, quando si va in pensione. E il tempo è denaro. E poi diverse sono le finalità. Speculativa nel primo caso. Garantirsi un reddito decente quando si è vecchi, nel secondo caso. In particolare dopo le riforme del sistema obbligatorio degli anni Novanta, con una pensione che scende dall’87% del pre-1992 al 48,1% dell’ultimo stipendio. E un fondo rimpolpato dal Tfr è in grado di raggiungere un tasso di sostituzione del 17% dell’ultima retribuzione. Considerando un giovane precario neo assunto, bene che vada a 600 euro al mese, pagando la metà dei contributi del collega in pianta stabile, si può immaginare il suo reddito previdenziale. Scimìa confida a un giornalista: «Qualcuno della sinistra ha sostenuto con me che si dovrà aumentare il tasso di sostituzione dell’Inps a spese dello Stato. Ma l’unica alternativa reale per aumentare la copertura previdenziale è sviluppare i fondi pensione».

        Già, la sinistra. Se la Sparta di destra piange, l’Atene di sinistra non ride. I sindacati tutti sono schierati in difesa della Covip. Elena Cordoni (Ds) della Commissione Lavoro, dopo aver sentito Scimìa dice che è d’accordo con lui. Però il disegno di legge presentato dai Ds sulla riforma del risparmio, fortemente voluto dall’ex ministro Vincenzo Visco, prevede la soppressione della Covip. Che cosa faranno qualora tornassero al governo? Mistero. Marcello Messori, un economista che di queste cose se ne intende, dice di essere tra i pochi che nella sinistra – sulla base della differenza tra risparmio speculativo e previdenziale – distingue tra intermediari finanziari come i fondi d’investimento; e coloro che tali non sono pur operando anch’essi nei mercati finanziari, come le fondazioni bancarie e i fondi pensione. La vigilanza va impostata per finalità: per gli intermediari la stabilità a Bankitalia, la trasparenza alla Consob, la concorrenza all’Antitrust. Non può essere la stessa cosa per fondazioni e Fondi pensione, e per questi ultimi occorre una vigilanza specifica come quella della Covip.

          Dal canto suo il governo ci ha messo una pezza. Presentando un emendamento al ddl sul risparmio che ripristina i poteri della Covip. Con l’accordo dei capigruppo parlamentari della maggioranza, assicura il sottosegretario Alberto Brambilla. Forse per non esagerare sui favori alle assicurazioni parificando ai fondi negoziali e aperti le polizze vita dei piani individuali pensionistici. Forse Mediolanum ha guadagnato già abbastanza.