Tfr-flessibilità, sindacati spaccati

12/01/2001

loghino.gif (3272 byte)




Venerdì 12 Gennaio 2001
italia – politica
[ARGOMENTO ]Liquidazioni
.
Il Governo insiste su una trattativa in extremis ma le confederazioni sono divise.
Pezzotta: intesa possibile, la Cgil però non la vuole.
Tfr-flessibilità, sindacati spaccati. Verso la riduzione dell’imposta sui fondi pensione .
Nel prossimo Cdm il decreto sul passaggio al contributivo

ROMA Accordo sul lavoro a tempo determinato, discussione congiunta su arbitrato conciliazione e Tfr ed eventuale ricorso a un decreto legge per dare operatività a un’intesa sulle liquidazioni. Intesa che sarebbe comprensiva di un’ormai pressoché certa riduzione della tassazione sui fondi pensione. È questa la strategia del Governo per ottenere il via libera delle parti sociali allo smobilizzo delle liquidazioni. Lo staff di Giuliano Amato continua a tessere la difficile tela della trattativa in extremis. Ma i sindacati, pur invocando lo sblocco del Tfr per favorire la previdenza integrativa e invitando Amato ad andare avanti, restano spaccati. La frattura è profonda soprattutto tra Cgil e Cisl. Ieri il leader della Cisl, Savino Pezzotta, ha detto che un’intesa sul Tfr prima delle lezioni «è ancora possibile», ma, riferendosi a Sergio Cofferati, ha evidenziato che c’è chi non vuole realizzare l’accordo.

«Noi — ha ribadito Pezzotta — siamo pronti a un confronto che punti a un’intesa sul Tfr e anche sulla flessibilità prima della fine della legislatura. E la Uil — ha aggiunto — è sulle stesse posizioni, mentre Confindustria sembra intenzionata a lasciare cadere alcune pregiudiziali». La Cisl, però, resta favorevole, come ha ripetuto il segretario confederale Gigi Bonfanti, a una soluzione «che non prevede alcun ricorso a uno strumento legislativo prima che sia stato raggiunto un accordo con le parti sociali».

Dalla Cgil non è arrivata nessuna apertura ufficiale a un estensione del confronto, magari in forma parzializzata, alla flessibilità. Secondo il responsabile delle politiche sociali, della Cgil, Beniamino Lapadula, «il presidente del Consiglio fa molto bene a tentare fino all’ultimo la riforma delle liquidazioni». Per Lapadula le condizioni per realizzare questo intervento già esistono «perché il costo del mancato autofinanziamento per le imprese è più abbordabile che nel ’93, quando si concordò lo sblocco graduale per via contrattuale». La Cgil, inoltre, fa notare che «lo sblocco del Tfr è necessario anche perché la riforma fiscale dei fondi pensione lo presupponeva, mentre adesso c’è un’iniquità assoluta per i lavoratori dipendenti che non possono beneficiare delle nuove deducibilità previste».

Proprio questa anomala situazione potrebbe "offrire" al Governo i requisiti di urgenza necessari per ricorrere eventualmente a un Dl nel caso di un accordo. Visti i tempi stretti del fine legislatura, questo sarebbe, tra l’altro, l’unico strumento legislativo utilizzabile, a meno di non velocizzare l’iter del Ddl, aggiornato con le dovute modifiche, presentato dal Governo D’Alema all’inizio dello scorso anno.

A chiedere di dare una rapida soluzione alla questione delle liquidazioni è anche il leader della Uil, Luigi Angeletti: «Il problema prioritario è fare rapidamente un’intesa per consentire di utilizzare il Tfr ai fini della pensione integrativa». Questa, per Angeletti, è la vera risorsa disponibile «che, però, finora non c’è stata per la contrarietà di Confindustria».

Le posizioni dei sindacati, dunque, restano più o meno le stesse di qualche settimana fa. Amato confida in ammorbidimento della Cgil sulla flessibilità e in una maggiore apertura di Confindustria. Ma Palazzo Chigi sa bene che i margini per lo sblocco della trattativa sono molto stretti.

Anche ieri sono proseguiti i contatti informali con i sindacati. Il Governo cercherà di spianare ulteriormente la strada che dovrebbe portare all’accordo, dando il via libera, dopo il parere del Parlamento sul decreto legislativo correttivo della disciplina fiscale sulla previdenza integrativa, a una riduzione della tassazione sui fondi pensione dall’11 all’8 per cento. Sembra invece tramontata la possibilità di inserire ulteriori agevolazioni fiscali nel decreto legge riguardante l’ammorbidimento dello stop al passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo per il calcolo delle pensioni di alcuni soggetti ad alto reddito che è stato sancito dalla Finanziaria 2001. Questo Dl, che, con tutta probabilità, sarà varato dal prossimo Consiglio dei ministri, annullerà totalmente l’attuale stop fino al 2003 solo per alcune precise fasce di soggetti e introdurrà dei meccanismi di salvataggio per chi, dopo l’approvazione della Finanziaria, si è ritrovato senza lavoro e senza pensione.

Marco Rogari