Tfr: esame Ue sulle compensazioni

06/12/2005
    martedì 6 dicembre 2005

    Pagina 32

    Tfr, esame Ue sulle compensazioni

      I contenuti del testo definitivo del decreto legislativo firmato ieri dal presidente della repubblica. Incentivi subordinati alla compatibilità con le norme europee

        di Luca Saitta

          Via libera del presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al decreto che rilancia la previdenza complementare, ma sul provvedimento pende più che mai la spada di Damocle dell’Unione europea. Se, infatti, ieri pomeriggio il Quirinale ha posto la firma al dlgs, il testo definitivo redatto dal ministero del welfare, nel comma 5 dell’articolo 10 relativo alle misure di compensazione per le imprese, mette le mani avanti riguardo un possibile stop di Bruxelles nei confronti di tutto il pacchetto di interventi, che rischia di essere cancellato in quanto ritenuto aiuto di stato. In particolare a scricchiolare è soprattutto il fondo di garanzia statale per l’accesso al credito riservato alle aziende in regola con i parametri di Basilea 2. A minacciare seriamente la possibilità di un azzeramento delle agevolazioni che partiranno il 1° gennaio 2008 è, dunque, il comma 5, l’ultimo, dell’articolo 10, là dove subordina l’applicazione generale delle compensazioni alla verifica ´della loro compatibilità con la normativa comunitaria in materia’. Un passaggio non presente nella precedente bozza del dlgs elaborata dal sottosegretario al welfare, Alberto Brambilla, e voluta fortemente dal ministro per le politiche comunitarie, Giorgio La Malfa, nell’esecutivo tra i più scettici nei confronti della riforma. La bocciatura, secondo quanto implicitamente segnalato dal comma 5, potrebbe essere estesa all’intero pacchetto di provvedimenti e comprendere, così, non solo il fondo di garanzia sul credito, ma anche la deduzione dal reddito d’impresa del 4% dell’ammontare del tfr versato (6% per le aziende con meno di 52 addetti), l’esonero del versamento del contributo al fondo di garanzia previsto dall’articolo 2 della legge n. 297/1982 e gli sgravi concessi sugli oneri impropri in relazione alla quantità di tfr accantonati nel secondo pilastro.

            In primis, però, a finire sotto il mirino dell’Ue resta il fondo di garanzia statale per l’accesso al credito, lo strumento preteso dall’Abi come condizione della firma del protocollo d’intesa col ministero del welfare. Che la misura sia traballante appare, in maniera indiretta, anche da un’altra modifica introdotta nella stesura finale del testo firmato da Ciampi, là dove il protocollo non è più previsto come allegato al decreto.

            Di fatto, quella che era una misura complementare della manovra di rilancio della previdenza complementare (e di fatto istituita anche dal decreto legge collegato alla Finanziaria 2006) viene adesso ´ridimensionata’ nell’insieme delle altre misure compensative.

              Al di là del fatto che, in 24 mesi, la riforma del tfr sarà suscettibile di nuove modifiche, resta da vedere quale sarà la reazione del mondo industriale in caso di una bocciatura dell’Ue al pacchetto di agevolazioni. Che la riforma del tfr dovesse essere a costo zero per le aziende era, infatti, l’imperativo categorico voluto dalle associazioni imprenditoriali per dare il proprio assenso alla manovra. Difficile pensare che il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, possa confermare il plauso manifestato al decreto dopo l’approvazione del governo in caso di una cancellazione di tutto, o anche solo di parte, dell’art. 10.

                Arrivata la firma del presidente Ciampi, il prossimo passaggio scatterà dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del dlgs. Secondo un altro ritocco al testo, infatti, la Covip ha due mesi di tempo per emanare i regolamenti attuativi cui dovranno sottostare fondi chiusi, fondi aperti e polizze assicurative entro il 31 dicembre 2007. Una tempistica che ha suscitato la lamentela del presidente della Covip, Luigi Scimia, al quale il ministro del welfare, Roberto Maroni, ieri ha ribattuto con un pesante attacco. ´Scimia, per quanto mi riguarda, può anche dimettersi’, ha affermato il numero uno di via Flavia. ´Non è presidente di un’autorità indipendente, ma di una commissione che fa capo al mio ministero’. (riproduzione riservata)