Tfr: Divampa lo scontro con le imprese

21/11/2000

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Martedì 21 Novembre 2000
testata_quotidiano
Letta e Del Turco contrari al «blitz» di Salvi.

Cisl e Uil, contrasti con Cgil.
Il Governo: sul Tfr ora si tratta.
Confindustria insiste sulla competitività.
L’Ocse all’Italia: fare le riforme

ROMA L’idea di arrivare a una riforma del Tfr tramite un emendamento alla Finanziaria a cura del Governo con un blitz al Senato non trova consensi. La proposta del ministro del Lavoro Salvi è stata superata dall’atteggiamento prevalente nel Governo di una ripresa del dialogo con le parti sociali espressa ieri da Letta e Del Turco. Già a metà settimana imprese e sindacati dovrebbero essere ascoltati a Palazzo Chigi. La Confindustria insiste su un negoziato a tutto campo che comprenda anche sommerso, flessibilità e il rilancio della competitività del Paese. Cisl e Uil sono disponibili, mentre la Cgil si oppone a un tavolo allargato ed è appoggiata anche da Salvi.

Intanto l’Ocse prevede che caro-petrolio e fiducia in calo freneranno il Pil: crescita sotto il 2,8% quest’anno, 2,7 nel 2001 e 2,6 nel 2002, mentre l’inflazione sarà al 2,7% nel 2000 e al 2,5 nel 2001. Sono sempre più urgenti, perciò, riforme strutturali a sostegno della competitività e della crescita.

SERVIZI A pag.8


Martedì 21 Novembre 2000
italia – politica
Divampa lo scontro con le imprese, ma l’emendamento «a presa rapida» proposto da Salvi non trova tutti d’accordo: ora si tratta.

Tfr e pensioni, divisioni tra i ministri.
Letta: «Tema delicato, sì alla concertazione».
Del Turco: niente intese se non c’è Confindustria

ROMA Attivare la concertazione prima di adottare qualsiasi soluzione sul Tfr. Dopo la prese di posizione di Confindustria, che si è dichiarata contraria a scelte affrettate e unilaterali sulle liquidazioni e che ha ribadito la necessità di un tavolo a tutto campo esteso anche a flessibilità e sommerso, Governo e maggioranza hanno cercato di gettare acqua sul fuoco dichiarandosi contrari a un emendamento alla Finanziaria "a presa rapida" sulla riforma del Tfr da presentare al Senato, come invece suggerito dal ministro del Lavoro Cesare Salvi nei giorni scorsi. Il ministro delle Finanze, Ottaviano Del Turco, ha anche affermato a chiare lettere che non ci può essere alcuna intesa sul Tfr «se non c’è Confindustria». Ma questa non è l’unica scuola di pensiero all’interno dell’Esecutivo. E anche tra i partiti che sostengono il Governo non sono mancati i distinguo.

Secondo il ministro dell’Industria, Enrico Letta, la questione del Tfr «è delicata» e non può essere assolutamente «risolta con un blitz» ma va discussa con le parti sociali. Lo stesso Salvi ha definito indispensabile una preventiva concertazione. Ma il ministro del Lavoro ha anche ribadito che il Governo non è disposto a tornare indietro: l’obiettivo è di inserire la riforma del Tfr nella Finanziaria con un emendamento da presentare al Senato. Di diverso avviso Del Turco: «Nessuna maggioranza è tanto pazza da sfidare gli industriali su questo terreno». Il ministro delle Finanze è comunque critico con gli industriali: «Confindustria sta meditando di spostare la questione alla prossima legislatura e questo è singolare visto che che ha sempre accusato il Governo di essere in ritardo».

Una questione che per il presidente del Consiglio Giuliano Amato resta di vitale importanza. Ieri il premier lo ha ribadito, seppure soltanto indirettamente: «Nei prossimi vent’anni l’attuale sistema di previdenza obbligatoria non reggerà». Non a caso ieri a Palazzo Chigi, nonostante la presa di posizione del presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, si era ancora alla ricerca di possibili margini d’intesa. L’orientamento resta quello di convocare (entro la settimana o, al massimo, all’inizio della prossima) Confindustria e sindacati in sede separata. Ma a Palazzo Chigi c’è anche la consapevolezza della difficoltà della partita che sta tentando di giocare Amato, che deve tenere conto anche dei diversi stati d’animo della maggioranza.

Ieri dall’Ulivo è arrivato un complessivo "sì" alla riforma del Tfr, vincolandola però alla concertazione. Un sì che è stato pronunciato con accenti diversi. Il candidato premier del Centro-sinistra, Francesco Rutelli, ha definito indispensabile una preventiva discussione tra le parti invitandole a riprendere il dialogo, ma ha anche chiesto, sia agli imprenditori che ai sindacati, di «non porre veti». Più duro è stato il segretario del Ppi, Pierluigi Castagnetti, che ha detto di non capire il «muro contro muro» di Confindustria e che ha giudicato la presa di posizione degli industriali, «che nessuno vuole penalizzare, un ricatto incomprensibile». Per il leader dell’Udeur, Clemente Mastella, Confindustria «deve essere sì schierata con gli interessi che rappresenta, ma non può essere schierata contro il Governo a sfavore del popolo». Gloria Buffo, responsabile per il lavoro dei Ds, ha definito «resistenze conservatrici» quelle di Confindustria sul Tfr.

A insistere sulla necessità di «creare un’atmosfera costruttiva» attraverso «il processo di concertazione» è stato Roberto Villetti (Sdi), ma per Mauro Paissan (Verdi) è «intollerabile l’atteggiamento ricattatorio verso Governo e Parlamento» di Confindustria. Secondo il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, per gli industriali «ogni occasione è buona per una pressione di sfondamento sul tema della flessibilità».

A bocciare in toto il comportamento del Governo è stata la Casa delle libertà. Per Antonio Marzano (Fi) un intervento spot sul Tfr sarebbe inutile. Il leader del Ccd, Pierferdinando Casini, ha definito il tentativo dell’Esecutivo una manovra «elettoralistica» messa in moto «per placare la Cgil».

Critiche respinte dal Governo. Amato è convinto che il decollo della previdenza integrativa non possa essere rimandato. L’emendamento, che prevede compensazioni per quasi 800 miliardi per le imprese, abolizione del "silenzio-assenso" e una riduzione dell’aliquota fiscale sui fondi pensione dall’11 all’8-8,5% è di fatto pronto. Ma lo stesso Amato ha più volte ribadito che il correttivo sarebbe stato presentato in Parlamento solo dopo una piena concertazione.

Marco Rogari