“Tfr” Damiano: «riforma necessaria per i giovani»

17/05/2007
    mercoledì 16 maggio 2007
    LE GUIDE DI REPUBBLCA
    TFR

      Pagina 5 – Tfr

      L’intervista – Il ministro del Lavoro

      "Una riforma necessaria
      soprattutto per i giovani"

        Luisa Grion

          Nel tempo conviene, e per i giovani – aderirvi – è praticamente una necessità. Cesare Damiano, ministro del Lavoro, è convinto che la previdenza integrativa sia la scelta da fare.

          Ministro, ma visto che l’andamento dei fondi pensione risente dei rischi del mercato perché un lavoratore dovrebbe conferirvi il Tfr piuttosto che lasciarlo all’azienda dove tale rischio non c’è?

            «Intanto va detto che la scelta di conferire il Tfr a un fondo pensione è un’esigenza dei lavoratori, per poter mantenere al momento della pensione un tenore di vita in linea con il reddito percepito durante l’attività lavorativa. Poi si presume che il conferimento del Tfr ai fondi pensione produca, nel lungo termine, un risultato migliore rispetto alla scelta di lasciarlo all’azienda, dove il rendimento è definito per legge a copertura dell’inflazione. La scelta di destinare il Tfr ai fondi pensione – che sono strumenti finanziari – è sicuramente più rischiosa, ma occorre tenere conto che stiamo parlando di investimenti di lungo periodo e questo tende a immunizzare dai rischi del mercato. Per chi non vuol rischiare, comunque, esiste la possibilità di conferire il Tfr ai fondi pensione nel comparto con "garanzia", che deve essere obbligatoriamente previsto».

            Chi può affidare le quote a un fondo di categoria è avvantaggiato rispetto a chi non ce l’ha?

              «L’adesione a un fondo negoziale è sicuramente più vantaggiosa, perché nella maggior parte dei casi l’accordo contrattuale che lo ha istituito prevede una quota di contribuzione a carico del datore di lavoro che altrimenti non sarebbe disponibile per il lavoratore».

              Perché se l’azienda ha più di 50 dipendenti il Tfr – quando il lavoratore non sceglie i fondi pensione – va alla Tesoreria dello Stato presso l’Inps e non resta all’azienda stessa?

              «Questo trasferimento è un mero fatto contabile previsto dalla Finanziaria. Per il lavoratore non cambia nulla ai fini della disponibilità del Tfr, della sua liquidazione alla fine del rapporto di lavoro, della possibilità di ottenere le anticipazioni previste dalla legge e soprattutto ai fini degli aspetti gestionali. Il datore di lavoro resta il suo unico interlocutore».

              È vero che il trattamento fiscale concesso a chi conferisce le quote nei fondi pensione è più vantaggioso rispetto a quello riservato a chi le lascia all’azienda?

                «Il regime fiscale della previdenza complementare è sicuramente più vantaggioso rispetto a quello previsto per il Tfr. Infatti le prestazioni del fondo pensione – sia in rendita che in capitale – sono soggette a una tassazione separata, quindi definitiva, del 15 per cento fisso, che dopo quindici anni di iscrizione al fondo, può ridursi di uno 0,3 per cento l’anno e scendere fino al 9 per cento».

                Perché si dice che aderire ai fondi pensione è più conveniente per i giovani?

                  «Direi che per i giovani l’adesione alla previdenza complementare, oltre che conveniente è necessaria. Con il sistema contributivo avranno pensioni che dovranno essere integrate con il secondo pilastro. Per loro è previsto un regime di deducibilità dei contributi che può essere utilizzato nell’arco dei primi 20 anni d’iscrizione anche oltre il limite di 5.164 euro, se questo plafond non è stato raggiunto nei primi anni di lavoro. Questo permetterà di fare versamenti più bassi all’inizio dell’attività, quando i salari sono ridotti. E poi, avendo davanti un arco temporale molto lungo, i giovani – capitalizzando – possono avere prestazioni più consistenti. Quindi prima si aderisce e più alte saranno le prestazioni future».