“Tfr” Covip: rendiamo reversibile la scelta dei fondi

18/06/2007
    lunedì 18 giugno 2007

    Pagina VI – Tfr e fondi pensione

      La proposta di Scimia (Covip):
      rendiamo reversibile la scelta dei fondi

      Felicia Masocco

        A pochi giorni dalla fatidica scadenza del 30 giugno viene messo sempre più a fuoco un paradosso: la riforma del Tfr pensata in primis per i più giovani rischia di mancare il suo target. Proprio dai giovani lavoratori (ma non solo) vengono le resistenze più forti a destinare le liquidazioni ai fondi per assicurarsi una pensione decente. Per incoscienza, per inconsapevolezza, per attendismo o anche per il fatalismo secondo cui tutto può succedere e perché pensare ora a qualcosa che sembra infinitamente lontano negli anni? Tanto più che quella scelta fatta oggi è irreversibile. Una volta destinato il Tfr maturando ai fondi o alle polizze assicurative, indietro non si torna. Non era meglio una maggiore flessibilità? «L’irreversibilità della scelta è un elemento fortemente limitativo», riconosce Luigi Scimia, presidente della Covip, che si schiera con i sostenitori della «reversibilità», del ripensamento. «Dovrebbe essere consentito ciclicamente – afferma -. In Gran Bretagna, dove l’adesione ai fondi è automatica, ogni tre anni il lavoratore può verificare l’andamento del fondo e se lo ritiene può cambiare». Di recente anche il ministro dell’Interno Giuliano Amato aveva posto il problema auspicando «una clausola per il ripensamento». Prima ancora, quando la riforma era oggetto di trattativa tra le parti sociali e il governo Berlusconi, «era stata la Cgil a insistere sulla sua necessità – ricorda Scimia -. Ma banche e assicurazioni si opposero spiegando che sarebbe stato arduo investire a lungo termine somme di cui mancava certezza».

        Che fare? Scimia non è del parere che tutto debba restare così: «Speriamo che entro l’anno si arrivi al 38 -40% di adesioni ai fondi – afferma -. Ma se non dovesse accadere è necessario trovare una strada che restituisca maggiore autonomia ai lavoratori. molti si convinceranno ad aderire ai fondi». In pratica, si dia la possibilità di cambiare scelta, il governo rifletta.

        Per il presidente della Covip è tempo di un primo bilancio. «Siamo tutti preoccupati, speravamo in un decollo più deciso e invece assistiamo ad una partenza lenta, non siamo pienamente soddisfatti», dice pur distinguendo tra l’andamento dei fondi negoziali, fondi aperti e piani di investimento individuali. «Grazie ai sindacati e ai patronati e all’attività degli stessi fondi negoziali, nei primi cinque mesi 2007 abbiamo avuto incrementi due, tre volte superiori a quelle dell’intero 2006». Un riconoscimento va anche alle imprese «che hanno aperto le porte ai sindacati e agli esperti per tenere assemblee per informare i lavoratori». E il ruolo di fondi aperti e polizze? «Dal 2001 hanno avuto un’espansione a due cifre, ma in questa occasione non sono scesi in campo subito perché hanno aspettato i regolamenti della Covip. E noi siamo intervenuti con decisione per contenere l’incremento dei costi iniziali di gestione che avrebbero limitato fortemente la possibilità per il lavoratore di spostarsi da un fondo all’altro». Il regolamento dell’Autorità di vigilanza sui fondi pensione prevede che i costi non possano essere «significativamente» più alti di quelli normalmente applicati. «In questo modo – aggiunge Scimia – si neutralizza anche quel meccanismo che vedeva banche e assicurazioni incentivare i loro procacciatori di polizze con premi alti, salvo poi scaricarli sui costi». Tutto questo ha portato un «ritardo» all’attivismo dei fondi di investimento».

        C’è poi un altro elemento che provoca fortemente il presidente della Covip. Sono i lavoratori cosiddetti «silenti», coloro che in base al silenzio-assenso, se entro il 30 giugno non si esprimono avranno il Tfr trasferito d’autorità al fondo pensione della sua categoria (se c’è), a quello regionale (se c’è) e se non esistono, al fondo residuale dell’Inps. «Ovunque vada le norme dicono che deve avere almeno il rendimento che avrebbe presso l’impresa. Ma la garanzia ha un costo e la preoccupazione è che il costo finisca con l’annullare il rendimento o garantirne uno molto basso». Così basso da fallire l’obiettivo di avere una pensione complementare. «Bisogna convincerli a scegliere in modo che le liquidazioni vadano a comparti più redditizi. Altrimenti rischiano di rimetterci, di avere cioè un Tfr uguale o addirittura inferiore a quello che resta in azienda», è l’allarme del presidente della Covip. Un altro riguarda l’organismo che presiede, interessato da una norma ora «dormiente» che gli sottrae parte delle competenze. «Ritengo sia un grande errore in una fase delicata come questa dividere in modo confuso le competenze di vigilanza e controllo. Per i lavoratori è un ulteriore elemento di freno».