“Tfr” Confindustria: giudizio sospeso

13/09/2005
    martedì 13 settembre 2005

    IN PRIMO PIANO – pagina 5

    «Sul Tfr meno oneri per le imprese»

      Stretta di Maroni
      Confindustria: giudizio sospeso

        No dell’Ania Sindacati cauti Oggi riuniti i 22 firmatari dell’ «avviso comune»

          MARCO ROGARI

            ROMA • Fiscalizzazione degli "oneri impropri" versati dalle aziende all’Inps. Ovvero: riduzione dei costi per maternità, malattia e assegni familiari. Il maccanismo per compensare le imprese coinvolte nello smobilizzo del Tfr in direzione della previdenza integrativa è stato definito dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, e inserito nella nuova versione del decreto, che è stato consegnata alle parti sociali nel round di ieri. Ma per completare il mosaico della fase attuativa della riforma disegnato da Maroni devono ancora collocate due tessere: l’intesa Governo Abi sulle facilitazioni per l’accesso agevolato al credito e, soprattutto, la quantificazione delle risorse necessarie per coprire le compensazioni.

            Nel primo caso Maroni afferma che la questione è risolta e annuncia che oggi verrà siglato il protocollo con l’Abi. Quanto ai fondi da liberare, il ministro assicura che a definirli (insieme alla conseguente copertura) non sarà la prossima Finanziaria, bensì un decreto legge ad hoc, che sarà varato «contestualmente o antecedentemente » all’approvazione definitiva da parte del consiglio dei ministri del decreto attuativo (quindi prima del 6 ottobre, termine ultimo per l’esercizio della delega sul Tfr). Decreto che, nella nuova stesura, prevede una sorta di corsia preferenziale per i fondi pensione chiusi (contrattuali).

            Ma, rispetto alla tabella di marcia esposta da Maroni e ai contenuti del nuovo decreto, le parti sociali restano caute. Sindacati e Confindustria sospendono il giudizio. Oggi Cgil, Cisl, Uil e Ugl parteciperanno, insieme agli altri 22 firmatari dell’avviso comune sul Tfr, a una riunione per formulare una prima valutazione sul testo consegnato da Maroni.
            Domani poi sarà la Giunta di Confindustria appositamente convocata ad esprimersi. «La valutazione di Confindustria — sottolinea il direttore generale, Maurizio Beretta — sarà fatta sulla base del testo completo e dovrà contenere anche le specifiche dei meccanismi per l’accesso al credito » .

            Critiche immediate a Maroni arrivano dall’Ania: il direttore generale Giampaolo Galli, sostiene che il nuovo decreto attuativo, dando priorità ai fondi pensione chiusi, «è in contrasto con i princìpi della legge delega» e «penalizza la concorrenza e i lavoratori» .

            Maroni, da parte sua, resta convinto di aver fatto il massimo per elaborare un testo che andasse incontro alle esigenze di tutti, in primis quelle dei 22 firmatari dell’avviso comune. «Abbiamo consegnato alle parti sociali un testo ampiamente modificato recependo al 90% le loro richieste. Le imprese non avranno costi aggiuntivi e, nella migliore delle ipotesi, avranno vantaggi» , dice Maroni. Che tiene a sottolineare che le imprese potranno avere dalle banche «un finanziamento pari al Tfr» smobilizzato e che «la differenza tra il costo del Tfr e il costo del finanziamento sarà compensata con la fiscalizzazione degli oneri impropri» . Maroni ricorda poi che viene cancellato il contributo Inps (di "garanzia") dello 0,20% a carico delle aziende e che ci saranno deduzioni fiscali fino al 6% per le Pmi. In ogni caso nessun super bonus. Il ministro poi annuncia che con il round di ieri si è conclusa la fase di confronto a tutto campo: «D’ora in poi solo incontri bilaterali per migliorare eventualmente il provvedimento» . La nuova versione del decreto, del resto, già domani approderà in Parlamento per integrare quella originaria e consentire così alle Camere di esprimere il parere. Sulla carta, pertanto, restano disponibili non più di tre settimane per ulteriori correzioni.

            Ma le parti sociali sembrano voler evitare corse affannose contro il tempo. E, soprattutto, chiedono chiarezza sull’entità delle compensazioni e sulle modalità di copertura. Anche perché a tutt’oggi Maroni cifre non ne dà. Sulla base delle valutazioni dei tecnici dei ministeri del Welfare e dell’Economia per il 2006, in aggiunta alle risorse già stanziate con il decreto competitività, dovrebbe essere prevista una dote aggiuntiva oscillante tra i 300 e i 350 milioni: 100 150 milioni per coprire la fiscalizzazione degli oneri impropri; circa 200 da dirottare sul Fondi di garanzia per l’accesso al credito. In tutto oltre 1 miliardo fino al 2008. Resta però da individuare la copertura. Più chiara appare la parte ordinamentale del nuovo decreto: corsia preferenziale ai fondi chiusi, ai quali prioritariamente dovrà essere convogliato il contributo a carico del datore di lavoro e il Tfr del lavoratore che non avrà effettuato alcuna scelta prima del "silenzio assenso".

            Il nuovo decreto Maroni

            Silenzio assenso. Nei primi 6 mesi dall’assunzione o dall’avvio delle nuove regole (1 gennaio 2006) il lavoratore può decidere se lasciare il Tfr in azienda o a quale forma di previdenza complementare conferirlo. Se il lavoratore non si esprime, il Tfr viene trasferito alla «forma prevista dai contratti collettivi anche territoriali, salvo sia intervenuto un diverso accordo aziendale» . Il datore di lavoro deve dare adeguate informazioni sulla forma alla quale sarà indirizzato il Tfr 30 giorni prima della scadenza dei 6 mesi

              Contributo datore di lavoro. Il contributo del datore di lavoro previsto in aggiunta al Tfr e al contributo del lavoratore sarà versato dall’azienda al fondo solo se la forma previdenziale scelta dal lavoratore è prevista dal contratto. Se questo prevede che il contributo sia destinato solo ai fondi negoziali il lavoratore perde il diritto a questo contributo passando a un altro fondo

                Compensazioni. Le imprese che conferiranno il Tfr ai fondi avranno una riduzione del costo del lavoro «equivalente» alla differenza tra il costo del Tfr ( il 3%) e quello del finanziamento sostitutivo. La riduzione avverrà attraverso la fiscalizzazione degli "oneri impropri". Le aziende che versano il loro Tfr non dovranno più pagare lo 0,20% a garanzia del Tfr. Confermata la deduzione dal reddito di impresa pari al 4% del Tfr destinato ai fondi ( 6% per le imprese con meno di 50 addetti)

                  Imposte. Sulla parte imponibile delle prestazioni pensionistiche erogate dai fondi integrativi l’imposta è del 15% con una riduzione di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione al fondo oltre il quindicesimo

                    Trasferimento. Trascorsi due anni dall’adesione ad una forma pensionistica complementare, il lavoratore può trasferire l’intera posizione maturata ad un altro fondo integrativo. Sono vietate le clausole anche di fatto limitative di tale diritto