“Tfr” Confindustria attacca: la riforma può saltare

07/09/2005
    mercoledì 7 settembre 2005

    Pagina 27 – Economia

      IL CASO

        Bombassei a Maroni: imprese penalizzate, così non firmiamo

          Tfr, Confindustria attacca
          "La riforma può saltare"

            Viale dell´Astronomia accusa: sale il costo del lavoro, piccole aziende escluse dal credito

              ROBERTO MANIA

              ROMA – La Confindustria alza il muro alla riforma del Tfr preparata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni. «Non accetteremo mai un accordo – dice il vice presidente degli industriali Alberto Bombassei – che possa finire con l´escludere dall´accesso al credito il 30 per cento delle aziende, soprattutto di piccole dimensioni, e per accrescere il costo del lavoro anziché ridurlo. Sarebbe una beffa!». Così a pochi giorni dalla ripresa del negoziato (previsto per venerdì) che nelle intenzioni di Maroni dovrebbe proseguire senza interruzioni per consentire al governo di varare la riforma entro il 6 di ottobre, si profila, al contrario, il fallimento del confronto e l´ennesimo rinvio (questa volta alla prossima legislatura) per il decollo della previdenza complementare. D´altra parte Maroni ha sempre detto che senza il consenso dei sindacati e delle associazioni delle imprese la riforma non ci sarà. E ora – di sicuro – manca il via libera della Confindustria. Mentre rimangono cauti Cgil, Cisl e Uil, in attesa di verificare se davvero, come ha più volte annunciato, il ministro accoglierà le loro richieste. Un atteggiamento confermato anche ieri dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: la palla è nelle mani del governo.

              Il fronte più caldo resta, in questa fase, quello con la Confindustria. Due i nodi da sciogliere: le facilitazioni per l´accesso al credito delle aziende che perderanno il Tfr (circa 13 miliardi di euro l´anno) come fonte del proprio autofinanziamento; le compensazioni per ridurre l´incremento di costi che deriveranno dall´operazione. «Su entrambe le questioni – dice Bombassei – non sono stati compiuti passi in avanti». La Confindustria ha calcolato che senza un meccanismo automatico che permetta alle aziende di rivolgersi alle banche per ottenere il denaro in sostituzione di quello che, con il Tfr, viene attualmente loro "prestato" (a condizioni particolarmente favorevoli) dai propri dipendenti, quasi il 30 per cento delle imprese non riuscirà ad ottenere le risorse necessarie. Il ministro del Welfare, infatti, sta definendo con l´Abi (l´associazione delle banche) una griglia di vincoli, di natura finanziaria e patrimoniale, che rischia di tagliare fuori tantissime piccole e medie imprese. Senza considerare che – secondo le stime di Viale dell´Astronomia – l´accesso al credito, per chi riuscirà ad averlo, costerà quasi cinque punti in più del finanziamento attraverso l´accantonamento delle quote di Tfr.

              Secondo punto: le compensazioni, sotto forma di riduzione del costo del lavoro, come prevede la delega. «Alla fine – spiega Bombassei – tra l´eliminazione del contributo a carico delle imprese al fondo di garanzia per il Tfr, e l´aumento delle deduzioni dal 3 al 4 per cento per le grandi aziende e al 6 per cento per quelle più piccole, la riduzione del costo del lavoro a regime sarà ben al di sotto dell´1 per cento necessario perché gli oneri a carico delle imprese non aumentino, come stabilisce la delega.

              «Questo è uno scenario che noi non possiamo accettare. Vada Maroni a spiegare agli imprenditori che dovranno rinunciare al Tfr e vedranno aumentare i costi», conclude Bombassei.