Tfr: con il testo Maroni la riforma non parte

13/07/2005
    mercoledì 13 luglio 2005

    pagina 13

      Tfr, con il testo Maroni
      la riforma non parte
      A vuoto la riunione del governo con le parti sociali
      Le osservazioni di sindacati e Confindustria

        di Felicia Masocco/ Roma

          AVANTI ADAGIOIl ministro del Lavoro sembra non avere fretta di portare a compimento la riforma del Tfr. O meglio, non ne ha quando si tratta di confrontarsi con le imprese e con i sindacati. Così dall’atteso incontro di ieri ancora un rinvio, se ne riparla il 27 luglio.

            La tempistica «africana» balza agli occhi più della supposta apertura del titolare del Welfare che a cinque mesi dalla presentazione formale delle critiche da parte di diciassette sigle tra imprese e sindacati (firmatarie di un avviso comune), soltanto ieri si è detto disponibile a modificare «radicalmente e integralmente» il suo provvedimento peraltro già votato dal consiglio dei ministri.

              Tanta disponibilità viene accolta con un misto di favore e sospetto dalle parti interessate, dal canto loro impegnate a trasformare il contenuto dell’avviso comune in emendamenti veri e propri da portare al Welfare al prossimo round. «Verificheremo allora la reale volontà del ministro», dicono i sindacati che con le imprese comunque apprezzano i toni concilianti di Maroni. Sul merito resta il giudizio inappellabile dato al provvedimento varato dal governo, «è inaccettabile», se non cambia le parti sociali impediranno il decollo della riforma come ha minacciato lunedì il presidente di Confindustria, e come ripetuto ieri dalla segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini: «Se il testo restasse così chiederemmo ai lavoratori di non entrare nei fondi». Luca Cordero di Montezemolo è stato rassicurato da Maroni, «non ci saranno costi aggiuntivi per le imprese». Ma questo si vedrà alla fine.

                È infatti da dirimere il punto relativo alle compensazioni per le imprese che non potranno più contare sull’autofinanziamento rappresentato dallo stock delle liquidazioni in maturazione. Si tratta di 13 miliardi di euro l’anno che, potenzialmente, potrebbero passare ai fondi pensione per la previdenza complementare. Per gli industriali questo passaggio deve essere «a costo zero». Non ci stanno però le banche. Il provvedimento del governo parla di «automatismo»: un meccanismo per il quale l’impresa potrà accedere «automaticamente» al credito a compensazione della somma che «passa» ai fondi pensione. «La parola automatismo genera equivoci – avverte il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra -. Ci sono i rischi connessi all’attività creditizia. Il costo dei rischi deve essere a carico del servizio pubblico».

                  Un bel problema che si aggiunge a quelli sollevati dai sindacati. Uno su tutti: la priorità che va assegnata ai fondi contrattuali rispetto alle polizze assicurative come destinazione del Tfr maturando. Cgil, Cisl e Uil e Ugl l’hanno chiesta più volte. Ancora ieri il sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla si è mostrato in disaccordo e ha parlato di «iniezioni di libertà», polizze o fondi pari sono, il lavoratore deve essere «libero» di scegliere. Su questo quindi è assai difficile immaginare quei cambiamenti «integrali e radicali» promessi da Maroni.

                    C’è poi l’aspetto di incostituzionalità sollevato dal Dipartimento economico della Cgil. Le prestazioni vengono tassate al 15% «una norma incostituzionale – osserva Beniamino Lapadula – in quanto viola il principio di progressività e quello di parità di trattamento fiscale tra cittadini». Eventuali ricorsi alla Corte verrebbero probabilmente accolti e questo causerebbe «minori imposte da pensioni per circa 12 miliardi di euro, lo 0,8% del Pil». Oggi i sindacati verranno ascoltati dalle Commissioni parlamentari che sul decreto devono esprimere un parere di conformità. Anche questo è un po’ bizzarro: il parere sarà infatti sul testo licenziato dal consiglio dei ministri. Lo stesso che Maroni si è impegnato a modificare «radicalmente e integralmente».