Tfr: come riparare ai guai del silenzio-assenso

06/07/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 2 luglio 2007

      Pagina 9 – Finanza

      Tempo scaduto

        Come riparare ai guai del silenzio-assenso

        Tfr finito in linee a basso rendimento

          Roberto E. Bagnoli

            H anno perso la disponibilità della liquidazione, finita in una linea garantita destinata inevitabilmente a offrire rendimenti molto modesti, e tutti i vantaggi previsti per chi aderisce in modo esplicito alla previdenza complementare, primo tra tutti il contributo del datore di lavoro (se previsto da un accordo aziendale). E ora devono muoversi al più presto per uscire dalla palude in cui sono finiti. È la sorte dei lavoratori silenti, coloro che non hanno fornito alcuna indicazione sul Tfr durante il semestre di scelta che si è concluso sabato scorso. In pratica coloro che hanno fatto scattare il silenzio-assenso. Una condizione che secondo le previsioni potrebbe riguardare un numero rilevante di dipendenti privati, anche se il conto esatto si saprà soltanto agli inizi di settembre. Secondo alcune casse previdenziali, inoltre, il meccanismo del conferimento tacito potrebbe perfino innescare contenziosi con questi iscritti di serie B.

            «La grande maggioranza dei lavoratori ha scelto di mantenere il Tfr in azienda — spiega Luigi Scimia , presidente della Covip , l’organismo di vigilanza sui fondi pensione — mentre il conferimento tacito dovrebbe riguardare il 10-12% del totale, vale a dire circa un milione di addetti. Se le adesioni esplicite alla previdenza complementare fossero intorno al 10%, sommando il 15 di lavoratori già iscritti ci si potrebbe avvicinare al 38-40% indicato dal governo come obiettivo per la fine dell’anno».

            E se questo traguardo non dovesse essere raggiunto? «Una quota complessiva inferiore al 30% rappresenterebbe un insuccesso della riforma — risponde Scimia — e allora bisognerebbe pensare altre soluzioni: per esempio la proposta, avanzata fra gli altri dal ministro degli Interni Giuliano Amato (padre della riforma previdenziale del 1993, ndr) di eliminare il carattere irreversibile dell’adesione tacita o esplicita ai fondi pensione. Senza dubbio questa norma è stata fra i fattori che hanno spinto molti lavoratori a mantenere il Tfr in azienda, considerato anche che quest’opzione si può invece cambiare in qualsiasi momento». La modifica normativa è stata lanciata in un’intervista a CorrierEconomia.

            Chi non si è mosso prima deve farlo al più presto, perché il conferimento tacito della liquidazione comporta solo svantaggi. L’adesione con questo sistema non dà diritto alla deducibilità sui contributi versati sino a 5.164,57 euro l’anno e non comporta l’obbligo della contribuzione a carico di lavoratore e azienda, in media l’1,2-1,5% della retribuzione. Il Tfr viene inoltre destinato a una linea che garantisca quantomeno la restituzione delle somme versate nelle ipotesi di pensionamento, decesso, grave invalidità permanente e disoccupazione superiore ai 48 mesi: nel 2006 i comparti di questo tipo hanno reso l’1% contro il 2,4% del Tfr in azienda (che si rivaluta con un tasso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione), negli ultimi quattro anni il 10% contro il 10,8% della liquidazione. Rischiano, insomma, di avere una rivalutazione del Tfr inferiore a quella che la liquidazione avrebbe avuto se mantenuta in azienda.

            «In qualunque momento i silenti possono chiedere il trasferimento del montante individuale in un’altra linea d’investimento dello stesso fondo, più adeguata rispetto al proprio orizzonte temporale — spiega Sergio Corbello , presidente di Assoprevidenza — oppure a un altro strumento previdenziale. Versando il proprio contributo, inoltre, potranno ottenere, se previsto dagli accordi e contratti collettivi, anche quello dell’azienda».

            Gli iscritti silenti riceveranno una comunicazione dal fondo pensione cui è stato destinato il loro Tfr: per realizzare un’adesione esplicita dovranno compilare l’apposito modulo che può essere scaricato dal sito insieme alla nota informativa che illustra caratteristiche e costi della forma pensionistica.

            Ancora più incerta è la sorte dei lavoratori che non si sono pronunciati e rientrano in uno dei pochi settori non ancora coperti dalle casse previdenziali. Il loro Tfr, infatti, andrà a Fondinps, un fondo pensione di carattere residuale che dovrà essere costituito presso l’Inps: sinora, però, è una sorta di oggetto misterioso che comincerà a prendere forma con la nomina, prevista in questi giorni, dei consiglieri d’amministrazione. «Dovrà essere autorizzato dalla Covip e sarà soggetto alle stesse regole previste per gli altri, compresa la linea garantita — spiega Scimia — ma in questo caso si potrà chiedere il trasferimento a un altro strumento previdenziale solo dopo un anno».

            Esiste poi il problema di quel 60-70% di lavoratori che, se le previsioni saranno confermate, manterranno il Tfr in azienda e non avranno quindi alcuna previdenza integrativa: su di loro si concentreranno la seconda parte della campagna informativa istituzionale e gli sforzi organizzativi di fondi, compagnie d’assicurazione, banche, sim e sgr. «Attraverso gli appositi programmi di simulazione, questi lavoratori dovranno fare un approfondito esame della propria situazione e delle prospettive nel sistema previdenziale obbligatorio — spiega Corbello —. E quindi decidere se possono davvero fare a meno di un secondo pilastro integrativo».