“Tfr” Chiarezza che paga (L.Gallino)

17/05/2007
    mercoledì 16 maggio 2007
    LE GUIDE DI REPUBBLCA
    TFR

      Prima Pagina (segue a pagina 3) – Tfr

      Il commento

      Chiarezza che paga

        Luciano Gallino

          Destinare il futuro del Tfr alla previdenza complementare è una scelta che praticamente si impone in vista degli effetti della riforma delle pensioni del 1995, nota come la riforma Dini. Essa ha introdotto il graduale passaggio al sistema contributivo, in base al quale il calcolo della pensione si fonda su quanto una persona ha realmente versato nel corso della sua vita lavorativa piuttosto che sull’ultimo salario, come prevede invece il sistema a ripartizione. Di conseguenza, i lavoratore dipendenti che lasceranno il lavoro tra 20-30 anni possono aspettrsi trattamenti pensionstici pari al 55 per cento di questo o poco più. Il Tfr versato in un fondo oculatamente gestito, e sperabilmente fortunato quanto a vicende finanziarie nel mondo globalizzato, può accrescere tale quota di parecchi punti, in funzione com’è ovvio del numero di anni i cui il versamento avviene.

          La scelta di destinare il Tfr alla previdenza complementare appare evidentemente più conveniente per coloro che hanno davanti ancora diversi lustri o decenni di lavoro. Per un doppio motivo: gli effetti della riforma Dini sull’ammontare della pensione pubblica obbligatoria saranno per loro più negativi, nel mentre crescerà il capitale accantonato nel fondo destinatario, che darà i suoi frutti in forma di una pensione integrativa o qualcosa di simile.

          Per i tanti milioni di lavoratori che si trovano in tale posizione, sembrano esservi semplicemente due sub-scelte: o aderire esplicitamente a una delle tante forme di previdenza complementare che sono oggi offerte, dai fondi di categoria gestiti da sindacati e associazioni imprenditoriali, ai fondi pensione proposti da enti finanziari, sino al contratto di assicurazione sulla vita o vitalizio. L’altermativa consiste nel non fare nulla. In questo caso il lavoratore verrà iscritto d’ufficio, trascorso il 30 giugno prossimo, al fondo di categoria (o negoziale) dell’azienda in cui presta la sua opera.

          Ci si chiede quale sia la ragione per cui la percentuale di lavoratori che ha fino a oggi esercitato un’opzione esplicita per un determinato fondo sia tanto bassa. In realtà chi formalmente non si esprime pare manifestare una preferenza piuttosto chiara e robusta: se il Tfr deve per forza venire trasformato in un supporto della pensione, meglio destinarlo al fondo sotto casa, quello negoziale in cui rientra l’azienda, che si sa essere gestito da sindacati e imprenditori, piuttosto che mettersi a comparare tra loro le innumerevoli proposte collettive e individuali formulate da banche, compagnie di assicurazioni, società di gestione del risparmio e altre. Col vantaggio addizionale di evitare la compilazione dell’ennesimo modulo.

          Una volta stabilito che in questo caso, dato il meccanismo previsto dalla legge, il silenzio-assenzo permette di esercitare di fatto una scelta chiara e attenta ai propri interessi, va però aggiunto che tutto sommato il lavoratore o la lavoratrice farebbero bene a esprimere un’opzione esplicita. In primo luogo perché quando nella vita pubblica si ha una possibilità di scegliere davvero, è sempre meglio far sapere che si sono esaminate le alternative e si è consapevolmente scelto. In secondo luogo perché non si sa mai. L’organizzazione della produzione, la struttura societaria delle imprese, i contratti di lavoro formano oggi delle strutture reticolari talmente complicate e distribuite sul territorio da poter indurre chiunque in vari tipi di fraintendimenti.

          Uno pensa magari di dipendere dall’azienda dove lavora da tempo, mentre formalmente dipende dall’azienda che affitta il suo lavoro alla prima. Un’altra crede di essere alle dipendenze dell’azienda A, mentre pochi giorni prima A è stata comprata o assorbita da B, che appartiene a un comparto produttivo differente. Potrebbe anche succedere di mettersi tranquilli, con il meccanismo del silenzio-assenso, perché si dà per scontato che in azienda esiste soltanto quel tal fondo negoziale di cui tutti parlano, mentre in relatà ne esistono, in relazione ai rami d’azienda, più di uno.

          In tutti i suddetti casi, la decisione di non esercitare una scelta esplicita, perché si dà per scontato che il proprio Tfr maturando finirà in quel dato fondo contrattuale o negoziale, è atta a dare origine a inconvenienti spiacevoli. Perciò, se proprio uno non ha l’allergia per l’onnipresente "apposito modulo", è forse meglio dedicargli qualche minuto per indicare all’azienda e allo stato quale è lo specifico fondo cui si intende aderire.