Tfr: chi perde, chi guadagna

20/11/2000





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POLITICA     

Corriere della Sera
LE DOMANDE CHIAVE

Partita a tre: chi perde, chi guadagna

      Scontro al calor bianco tra governo, Confindustria e sindacati sulla questione del Tfr, il trattamento di fine rapporto, insomma la liquidazione, quella che viene accantonata dalle imprese per conto dei lavoratori e che le aziende usano come finanziamento a basso costo in attesa di darla ai dipendenti all’atto della loro andata in pensione. Ecco i termini della questione. 1 Perché il governo spinge sulla riforma del Tfr?
      L’esecutivo sa che il sistema di previdenza obbligatoria, quello che fa capo all’Inps e agli altri istituti «pubblici» o parapubblici, è sempre più in difficoltà nonostante la riforma Dini. Destinare una quota del Tfr «maturando» (ossia quello non ancora accantonato dalle imprese per conto del lavoratore) ai fondi pensione farebbe decollare la previdenza integrativa. Sarebbe così più facile ridurre la spesa per la previdenza obbligatoria senza decurtare troppo il reddito dei futuri pensionati. Inoltre il mercato finanziario, sul modello di quelli anglosassoni, potrebbe contare su investitori istituzionali di grandi dimensioni e con molta liquidità disponibile, appunto i fondi pensione.

      2 Qual è la posizione della Confindustria?
      Le imprese non hanno mai visto di buon occhio l’idea di dirottare il Tfr verso la previdenza integrativa: per loro si tratta di rinunciare a fondi cospicui (il flusso annuale è valutato in circa 27 mila miliardi) remunerato a interessi molto bassi. Tuttavia si sono dette disponibili ad aprire la discussione purché la questione Tfr sia collegata alla flessibilità del mercato del lavoro e al sommerso. Non possiamo rinunciare a un facile autofinanziamento, dice in sostanza Confindustria, se non possiamo recuperare efficienza in altri campi.
      3 Come la pensano le organizzazioni sindacali?
      I sindacati vogliono il «nuovo» Tfr con cui presentarsi alla verifica del 2001 sulla riforma previdenziale. Soprattutto la Cisl, ma anche la Uil, sono però abbastanza vicine alle posizioni di Confindustria, mentre la Cgil è risolutamente contraria a mettere su uno stesso tavolo Tfr, flessibilità e sommerso.
      4 Cosa cambia per i lavoratori?

      Se passerà la riforma, i lavoratori saranno comunque liberi se destinare o meno una quota della liquidazione alla previdenza complementare (tenendo presente che di solito i fondi pensione realizzano rendimenti maggiori di quelli previsti per la liquidazione «vecchio modello»). Per agevolare però la scelta verso i fondi, il governo ha allo studio una riduzione della tassazione dei rendimenti, che ora è all’11% e potrebbe scendere all’8,5%. Inoltre i lavoratori che appartengono a categorie con fondi già esistenti o in via di costituzione sarebbero costretti a versare a questi fondi ma solo per un periodo breve, recuperando in seguito la libertà di scelta.

      5 Cosa cambia per le imprese?

      Il governo ha allo studio sgravi fiscali per risarcire le aziende della perdita dell’autofinanziamento derivante dal Tfr.

      Paolo Rastelli



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