Tfr: Cgil con Amato, sindacato diviso

02/02/2001

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Venerdì 2 Febbraio 2001
commenti e inchieste
—pag–7

Tfr: Cgil con Amato, sindacato diviso

ROMA Botta e risposta tra Governo e Confindustria sul tema del Tfr. Giuliano Amato parla concludendo la Conferenza sul lavoro e accusa gli imprenditori di aver preteso uno scambio impossibile tra liquidazioni e flessibilità, perdendo di vista l’obiettivo della nascita dei fondi pensione e dello sviluppo dei mercati finanziari, decretando lo stop della concertazione. Antonio D’Amato, seduto in prima fila, rinvia le accuse al mittente: «attribuire a Confindustria questa miopia è ingiustificato e ingeneroso», controbatte il presidente degli imprenditori privati. «La crisi dei rapporti tra Governo e parti sociali – continua D’Amato – dipende dal veto della Cgil ad aprire un tavolo, nonostante la disponibilità di Cisl e Uil. Confindustria non voleva partite di scambio, ma era necessario parlare anche di flessibilità e sommerso per ridurre il cuneo fiscale e retributivo, liberare risorse e non condannare così l’industria nazionale ad un doppio binario».

L’intervento del premier, che nel suo discorso si rivolge più volte al presidente degli industriali e mai al sindacato, arriva come una doccia fredda. All’inizio di ottobre, infatti, in una intervista al Corriere della Sera, Amato riteneva che l’accordo interconfederale fosse l’«unica strada percorribile per la riforma del Tfr». Quanto alle sollecitazioni di Confindustria a discutere anche di sommerso e flessibilità, Amato rispondeva: «l’accordo interconfederale non può essere fatto su una materia sola per quanto importante come il tfr. Mi pare ragionevole associare il tema dell’emersione, Al tempo stesso bisogna tenere conto della contrarietà del sindacato a rivedere la questione dei licenziamenti». L’intervento del Presidente del Consiglio di ieri, a distanza ravvicinata dalle elezioni, viene interpretato dagli industriali come una mossa politica. «Un attacco incomprensibile, una scelta di campo precisa nei confronti di una sola controparte», ha commentato il consigliere incaricato della Confindustria, Guidalberto Guidi. Mentre rispolverare la questione del Tfr ha fatto riesplodere le spaccature dentro il sindacato, con la Cgil da una parte, sulle stesse posizioni di Amato, e Cisl e Uil dall’altra, disponibili a riaprire il tavolo. Si sono conclusi così, con una serie di polemiche incrociate, i tre giorni della Conferenza sul lavoro. La mattinata di ieri era dedicata ad un confronto sul futuro della concertazione, presente il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi (che si è intrattenuto con Amato e Salvi). «C’è spazio per una nuova concertazione, fuori dal comune», ha detto Amato concludendo il suo discorso. Ma la lite sul tfr dimostra che, allo stato attuale, rimettere le parti attorno al tavolo con qualche possibilità di successo è un’impresa più che ardua. Il leader della Cgil ha condiviso le parole di Amato, idem il numero uno della Uil, accusando però la Cgil di eccesso di prudenza. «Le imprese hanno guardato i loro interessi, ma penso che dovevamo andare al tavolo», ha detto Luigi Angeletti, contestando il "no" della Cgil. Mentre il leader della Cisl, Savino Pezzotta, pur ammettendo l’esistenza di veti incrociati, insiste sulla propria disponibilità ad aprire il confronto.

Tutti in ordine sparso, quindi. E anche la questione del sommerso diventa oggetto di scontro tra Amato e Confindustria. Il presidente del Consiglio, pur considerando il lavoro nero un grave problema, si è chiesto quante imprese valga la pena di far emergere: «alcune sono competitive – ha detto Amato – solo in quanto sommerse. Il futuro del Sud non è nell’emersione di queste aziende, ma nel maggiore spazio del settore dei servizi, dove l’Italia è indietro». Un’affermazione che per D’Amato diventa «una compiacenza preoccupante, dovuta al fatto che Governo e istituzioni vedono nel sommerso una forma di ammortizzatore sociale». E il presidente della Confindustria torna ad insistere sugli sgravi fiscali: «siamo ancora in attesa di una risposta alla lettera che abbiamo inviato al Governo il 28 novembre».

D’Amato, nel suo intervento, aveva indicato come priorità del Paese proprio l’aumento del tasso di occupazione, abbinato ad una lotta al sommerso, che da noi è al 28% del Pil contro il 14-15% di Francia e Regno Unito. La politica dei piccoli aggiustamenti secondo il presidente della Confindustria non funziona e la concertazione dovrebbe servire a risolvere questi problemi. «In passato è stata fondamentale. Oggi sulla concertazione ci siamo incartati, è l’ora di svegliarci», ha detto D’Amato, aggiungendo che questo metodo impone chiarezza di ruoli e responsabilità. Proprio il rallentamento dell’economia Usa, secondo il presidente degli industriali privati, impone riforme strutturali e rappresenta un forte richiamo all’Europa e all’Italia «per vedere se sanno correre con le proprie gambe».

Il lavoro è il cardine anche dell’intervento di Amato, che punta sulla crescita dei servizi, sulla formazione e sullo sviluppo dei mercati finanziari. «La vera svolta sarà quando i lavoratori licenzieranno i propri datori di lavoro e il passaggio da un lavoro all’altro sarà una scelta e non una condanna», ha detto tra gli applausi. E la platea batte le mani anche quando il premier, soffermandosi sull’inadeguatezza dei mercati finanziari, individua le colpe in «una sinistra che è ferma a San Paolo, il denaro è peccato, e al mondo delle imprese, abituate a tenere i soldi nel cassetto». Occorrono finanziamenti a medio e lungo termine alle aziende di servizi, un settore che secondo Amato, in Italia non si è sviluppato «per la connotazione pubblicistica e corporativa». La competitività, insiste il premier, non è solo una questione di costi: «se l’Italia vuol parlare del "lavoro che sarà" deve sviluppare servizi, innovazione tecnologica e formazione». E il presidente del Consiglio si augura che questi passi possano essere fatti senza scontri ideologici.

—firma—Nicoletta Picchio