Tfr battuto, ma gli iscritti sono pochi

01/09/2003

      PLUS
      Sabato 30 Agosto 2003

      Tfr battuto
      Ma gli iscritti sono pochi
      di Marco Liera

      L’andamento positivo dei mercati del primo semestre ha dato la spinta ai rendimenti dei fondi pensione, tornati a generare ritorni non negativi dopo un 2002 deludente.
      In 14 su 21 dei fondi o comparti analizzati da «Plus», il ritorno per i lavoratori è stato superiore all’1,69% del Tfr, che è il vero tasso da superare per le tasche dei dipendenti. Si può fare molto meglio, soprattutto in periodi favorevoli per gli investimenti.
      Ma alcuni segnali di progresso della gestione si avvertono, visto che in qualche caso i
      gestori delegati sono riusciti a dare rendimenti competitivi anche rispetto ai benchmark
      dichiarati. Un risultato che in teoria non dovrebbe rappresentare l’eccezione, ma che nella realtà dell’industria dell’asset management resta poco frequente.
      Al di là della gestione dei fondi, il vero problema della previdenza complementare è un altro: nel periodo considerato, il numero di iscritti ai fondi si è incrementato in misura molto modesta, come si evince dalla tabella pubblicata a pagina 4. Il tasso di adesione dei
      dipendenti non si dovrebbe essere così allontanato di molto dal 13,1% di fine 2002. Una
      penetrazione esigua, se confrontata con l’elevato grado di priorità che milioni di lavoratori
      dovrebbero assegnare all’integrazione pensionistica.
      Il modello di adesione facoltativa fin qui adottato non ha quindi funzionato.
      E l’obbligatorietà di iscrizione con il Tfr maturando di cui si è tornati a discutere in questi
      giorni incontra, in assenza di adeguate contropartite, l’opposizione dei sindacati e delle
      imprese. In alternativa all’obbligatorietà, si parla di una adesione con Tfr fortemente
      incentivata dal punto di vista fiscale (completa detassazione di versamento, rendimento e
      prestazione del Tfr che confluisce al fondo pensione). Una soluzione che però continuerebbe a sottrarre alle piccole e medie imprese — già ostacolate nell’accesso ai prestiti bancari per via di Basilea 2 e delle concentrazioni del settore creditizio — una fonte di finanziamento a basso costo. Tanto più che l’eventuale flusso aggiuntivo di investimenti dei fondi pensione derivante dal Tfr verrebbe allocato su mercati dei capitali dai quali le piccole e medie imprese sono per lo più assenti. In generale, vista la modesta dimensione della Borsa italiana, questo flusso verrebbe in gran parte destinato ai titoli esteri. A meno di non voler reintrodurre per i fondi un regime di investimenti autarchici incompatibile con l’appartenenza all’Unione europea.