Tfr, attenzione al grande inganno

06/06/2005
    sabato 4 giugno 2005


    Tfr, attenzione al grande inganno

      Il ministro Maroni accelera i tempi e convoca sindacati e imprese. Il nodo della vigilanza

      di Felicia Masocco/ Roma

        TEMPISTICA Il governo accelera sul Tfr e convoca sindacati e imprese per discuterne. Circola una bozza di decreto assai distante dalle richieste delle parti sociali. Tra i vari nodi, quello delle polizze individuali che per i lavoratori rischiano di essere ingannevoli.

        Nella bozza di decreto mancano infatti regole chiare sulla «confrontabilità» tra le diverse forme pensionistiche, cioè tra i fondi chiusi (quelli di categoria) i fondi aperti e le polizze assicurative. Il lavoratore non è messo in condizione di poter scegliere con cognizione di causa: la bozza infatti rinvia alla Covip il compito di redigere un regolamento, ma i sindacati chiedono che sia il decreto a garantire la massima trasparenza per evitare che il lavoratore venga tratto in inganno. Un esempio: quando si stipula una polizza individuale tutte le spese vengono pagate il primo anno, se dopo il lavoratore dovesse cambiare idea e volesse trasferire il suo Tfr in un fondo, perderebbe quelle spese. E questo vanifica la cosiddetta «portabilità» garantita sulla carta a tutto vantaggio delle polizze assicurative. Altra questione: se entro sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento il lavoratore non si esprime con il silenzio-assenso sul fondo al quale destinare il Tfr (o sul suo mantenimento in azienda), il datore di lavoro trasferisce la liquidazione al fondo previsto dal contratto nazionale a meno che non ci sia «un accordo aziendale» che preveda una destinazione diversa. La bozza però non dice chi è titolare a fare gli accordi. «Non vorremmo che ci fossero pressioni del datore di lavoro a favore di un fondo piuttosto che un altro», è il timore del vicesegretario della Uil Adriano Musi. Ancora: si prevede per le rendite pensionistiche complementari una tassazione di favore rispetto alle normali pensioni su cui si paga l’Irpef. Si parla del 15% che calerà dello 0,30 per ogni anno di versamento superiore al quindicesimo. «Una tassazione diversa è inaccettabile e incostituzionale – commenta il responsabile economico della Cgil Beniamino Lapadula -. Il meccanismo fa venire in mente una privatizzazione strisciante delle pensioni». Per compensare le aziende, poi, è prevista una deduzione sul reddito di impresa pari al 4% dell’importo di Tfr «smobilizzato».

        Il ministro Maroni dichiara che quelle in circolazione sono «bozze apocrife», il testo definitivo lo curerà personalmente. La sua convocazione (per giovedì prossimo) viene comunque apprezzata dai sindacati, nonostante i molti problemi aperti. Uno su tutti quello della vigilanza. A marzo il confronto sul Tfr si interruppe a causa dell’emendamento di un deputato di Forza Italia al provvedimento sul risparmio che toglieva alla Covip (l’organismo di vigilanza sui fondi pensione) ogni competenza su banche e assicurazioni. Cioè sulle polizze individuali, un mercato appetitoso per istituti di credito e finanziari. Anche per la Mediolanum, del presidente del Consiglio. An e Udc hanno presentato un contro-emendamento, è uno dei circa 400 depositati in commissione, al Senato, ma l’iter della legge è bloccato. In compenso si accelera sul Tfr. «C’è qualcosa che non torna, il rischio è quello di un grande flop», sostiene Guglielmo Epifani, «andremo a sentire se non è un ballon d’essai, il nostro sospetto è che il governo voglia affrettare i tempi, sfuggendo al confronto con i sindacati». «Vorremmo avere la certezza sulla norma Covip – ribadisce Morena Piccinini, segretario confederale Cgil -. E attendiamo risposte all’avviso comune». È quanto afferma anche Pierpaolo Baretta, della segreteria Cisl, «la strada non è affatto agevole», riconosce.