“Tfr” Ania: «Libertà di scelta al dipendente»

06/09/2005
    martedì 6 settembre 2005

    ITALIA – LAVORO – pagina 23

    Il punto di vista delle assicurazioni / Parla Giampaolo Galli (Ania)

      «Libertà di scelta al dipendente»

      MARCO ROGARI

      ROMA • Ad esclusione del capitolo delle compensazioni alle imprese e dell’accesso al credito, il decreto attuativo sulla riforma del Tfr non va toccato. Il direttore generale dell’Ania, Giampaolo Galli, auspica che la «parte cosiddetta ordinamentale» del provvedimento «vada in porto nella versione già approvata dal Governo il 1 ? luglio e attualmente all’esame delle Camere per il parere» . L’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici non è affatto disposta a digerire rimescolamenti del provvedimento sulla base delle richieste contenute nell’avviso comune delle parti sociali. «Alcune di queste richieste mi sembrano accettabili, ma altre stravolgono completamente i princìpi e la lettera della legge delega in quanto sono volte a dare una corsia preferenziale ai fondi pensione chiusi e negano la libertà di scelta del singolo lavoratore» , afferma Galli. Che dice no a «ingabbiamenti dei lavoratori» nei fondi contrattuali.

      Secondo il direttore generale dell’Ania, se le richieste dell’avviso comune «venissero accolte, sarebbe stravolta la riforma. In particolare — prosegue —, un lavoratore che decidesse di non aderire individualmente al fondo chiuso ma ad un’altra forma previdenziale, ad esempio un fondo aperto, perderebbe il contributo del datore di lavoro, il che rende economicamente improponibile una scelta diversa rispetto al fondo chiuso» . Una restrizione che Galli considera «particolarmente inaccettabile per i lavoratori silenti, che si vedrebbero trasferire il Tfr nel fondo chiuso e non avrebbero più la possibilità di fare scelte diverse» .

      Il direttore generale dell’Ania punta il dito anche sulle ricadute negative che avrebbero il recepimento di alcune richieste delle parti sociali sulla campagna informativa che il Governo è intenzionato a far scattare per promuovere la "nuova" previdenza integrativa: «In questo modo lo Stato promuoverebbe l’affermarsi di una colossale rendita di posizione dei fondi chiusi» . In altre parole, una sorta di mega spot per i fondi pensione contrattuali.

      La limitazione della libertà di scelta, secondo l’Ania, riguarderebbe non solo i lavoratori ma anche il mondo delle piccole e medie imprese.
      « Con i vincoli che vorrebbero porre le parti sociali, mi pare del tutto improbabile— sostiene Galli — che possano rimanere degli spazi per piccole aziende non sindacalizzate per fare scelte diverse da quella dei fondi chiusi » . Per questi motivi Galli si augura che il ministro del Welfare Maroni non accolga (questione compensazioni a parte) le proposte contenute nell’avviso comune: «Se il Governo lo facesse, farebbe qualcosa che è contro i princìpi di fondo e la lettera della legge delega, quindi sarebbe un atto illegittimo » .

      Quanto al nodo delle compensazioni e dell’accesso al credito, Galli afferma che il decreto legislativo sul Tfr varato dal Governo a luglio non dà ancora una risposta completa a questi problemi. « Che — aggiunge — vanno risolti. Ma — ripete — per tutto il resto mi pare che quel decreto sia corretto » .

      Per il direttore generale dell’Ania è comunque possibile trovare una soluzione per uscire dall’impasse delle " compensazioni": « Occorre una scelta collegiale molto forte da parte del Governo, che parta dalla consapevolezza che la riduzione del costo del lavoro non deve essere solo una compensazione per la perdita del Tfr ma anche un modo per migliorare la competitività delle imprese italiane compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica » .

        E sempre in tema di " rilancio" Galli si sofferma sulle ripercussioni negative che produrrebbero alcune correzioni proposte nell’avviso comune sul Tfr. « Io ho molto rispetto del sindacato — afferma —, ma se si accogliessero le proposte delle parti sociali di fatto si imporrebbe per decreto una presenza del sindacato in tutto il tessuto di piccole e medie imprese in cui le organizzazioni sindacali sono molto deboli. E questo — sottolinea il direttore generale dell’Ania — è anche un tema che attiene alla struttura e alla competitività dell’economia italiana. Nessuna corsia preferenziale per i fondi contrattuali I vincoli voluti dalle parti sociali penalizzano anche le Pmi