Tfr, anche Confindustria dice no

05/07/2005
    martedì 5 luglio 2005

    Pagina 33 – Economia

      Cgil, Cisl e Uil sul piede di guerra contro la riforma Maroni. Montezemolo: marciamo insieme ai sindacati

        Tfr, anche Confindustria dice no
        "Le imprese sono penalizzate"

          Epifani chiede al governo di cambiare il decreto varato

            ROBERTO MANIA

              ROMA – Per compensare le imprese dalla perdita del Tfr è necessario abbassare il costo del lavoro. È la richiesta della Confindustria al governo, ma è anche la critica del presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo allo schema del decreto sulla riforma della previdenza complementare che la scorsa settimana ha ottenuto il primo via libera dal Consiglio dei ministri. Un giudizio negativo che si aggiunge alla bocciatura, ribadita pure ieri, di Cgil, Cisl e Uil. Così, il confronto, che partirà il 12 luglio, si presenta pieno di incognite e di ostacoli, nonostante l´ottimismo del ministro del Welfare, Roberto Maroni.

                E sulla previdenza integrativa, Montezemolo ha annunciato che imprese e sindacati proveranno a marciare insieme «affinché la riforma possa rappresentare un fattore di sviluppo sociale, economico e finanziario».

                Una unità di intenti che tende a contrapporsi ad una politica distratta, autoreferenziale: «In questi giorni – ha detto Montezemolo con chiaro riferimento al congresso dell´Udc e all´assemblea di An – vedo una politica molto lontana dai problemi del Paese, mentre ci sarebbe bisogno di mettere l´economia al centro dei problemi». L´economia produttiva, però. «Siamo diventati – ha infatti nuovamente denunciato il leader degli industriali – il Paese con la più alta incidenza della rendita sul Pil. Eravamo un Paese fondato sul lavoro, ora stiamo diventando il Paese della rendita, il Paese delle professioni, il Paese delle caste. Ecco perché abbiamo bisogno di concorrenza e che non si premi solo chi si mette a fare rendita ma chi fa l´imprenditore».

                La Confindustria non aveva ancora commentato il decreto sulla previdenza integrativa. Nel weekend è stato esaminato, ed è arrivato il pollice verso: «L´unico punto ad essere stato chiarito sembra essere quello del funzionamento del meccanismo del silenzio assenso. Una soluzione del tutto insoddisfacente è quella data al tema delle compensazioni finanziarie. Perché – ha insistito Montezemolo – la destinazione del Tfr non dovrà comportare alcuna penalizzazione per le imprese». Per questo va ridotto il costo del lavoro, attraverso la fiscalizzazione degli oneri impropri. Male, invece, la strada della deducibilità dal reddito di imprese perché ha effetti molto limitati. Mentre vanno nella giusta direzione sia l´esonero dei contributi al fondo di garanzia per il Tfr, sia l´istituzione del fondo per favorire l´accesso al credito.

                  Ieri ha ripetuto le sue critiche il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: «Spero che il governo cambi il provvedimento, perché se si vuole che decolli la previdenza integrativa le osservazioni di Cgil, Cisl e Uil sono quelle fondamentali». E Savino Pezzotta, segretario della Cisl, ha chiesto di favorire i fondi contrattuali, gli unici che permettono al lavoratore di «controllare i suoi soldi». Stizzita la replica di Maroni: «È già scritto nel decreto». Ma la richiesta di chiarimenti sul decreto è arrivata anche dal numero due della Uil, Adriano Musi, secondo il quale nell´ultima versione del provvedimento non è stata rispettata la delega affida al governo dal parlamento.