Tfr, alleanza imprese-sindacati

27/10/2005
    giovedì 27 ottobre 2005

    Pagina 36 – Economia

    Audizione di tutte le parti sociali, Confindustria chiede una moratoria di tre anni per le pmi

      Tfr, alleanza imprese-sindacati
      "La proposta Maroni non si tocca"

        Il ministro a Brambilla: nessuna concessione alle assicurazioni

          ROBERTO MANIA

            ROMA – Non si incrina l´alleanza tra sindacati e imprese sul Tfr. Ieri le 23 parti sociali, firmatarie di un documento comune, sono state ascoltate dalla Commissione Lavoro della Camera, e hanno ribadito che non intendono accettare alcuna modifica strutturale alla proposta presentata dal ministro Roberto Maroni. No, dunque, ai suggerimenti del Consiglio dei ministri, respinti dallo stesso titolare del Welfare, per mettere sullo stesso piano i fondi previdenziali negoziali e quelli proposti dalle assicurazioni. E Maroni sta con loro, smentendo clamorosamente il suo sottosegretario Alberto Brambilla, il quale anche ieri ha detto che i tecnici lavorano ad un´ipotesi per consentire di trasferire, dopo due anni, il contributo del datore di lavoro dal fondo chiuso a quello assicurativo. «Non c´è alcun tecnico del Welfare al lavoro», hanno precisato i collaboratori del ministro. «Il testo – hanno aggiunto – resta quello che è. E in particolare sulla portabilità non si cambia perché altrimenti si va dritti allo scontro con i sindacati». Una precisazione che conferma le divisioni all´interno della compagine governativa (Brambilla come Maroni, peraltro, appartiene alla Lega) e che rende sempre tortuoso il cammino della riforma. «Brambilla – ha commentato il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi – non può vendersi un accordo bilaterale come un´ipotesi di mediazione perché noi questa la respingiamo in toto». Cgil, Cisl, Uil e Ugl insistono, infatti, nel ricordare che il contributo del datore di lavoro ha origine contrattuale.

            Il governo si è preso del tempo, chiedendo un nuovo parere (non vincolante) delle Commissioni di Camera e Senato. I parlamentari dovrebbe decidere nella prima settimana di novembre, lasciando al Consiglio dei ministri altri trenta giorni per l´eventuale approvazione della riforma indispensabile per far decollare la previdenza complementare dal 2006.

              La novità di ieri è stata comunque la richiesta della Confindustria di una sorta di moratoria di tre anni per l´applicazione del meccanismo del "silenzio assenso" (il perno su cui ruota tutta la riforma e da cui passa l´adesione dei lavoratori al fondo integrativo) nelle imprese che non sono in regola con i criteri di solvibilità previsti dal protocollo che Maroni ha sottoscritto con l´Abi (l´associazione delle banche). La rinuncia al Tfr come fonte del proprio autofinanziamento (quasi 13 miliardi di euro l´anno), infatti, obbligherà tutte le aziende a ricorre al credito bancario. Accesso che le imprese più piccole troveranno praticamente chiuso. La Confindustria calcola che queste sono circa il 30 per cento delle imprese, perlopiù commerciali e artigianali di piccolissime dimensioni, e che occupano non più del 10 per cento della forza lavoro. «La moratoria di tre anni per le aziende che non hanno i requisiti – ha spiegato Maurizio Beretta, direttore generale della Confindustria – è una nostra richiesta non modificabile». I sindacati hanno preso atto della posizione degli industriali e non si sono opposti ad una eventuale gradualità nell´entrata in vigore della riforma. In ogni caso hanno chiesto un nuovo incontro a Maroni per esaminare il protocollo firmato con le banche. «Ma sia chiaro – ha avvertito il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini – che non si può pensare di differenziare i diritti dei lavoratori in base alle dimensioni delle aziende in cui lavorano».