Tfr al traguardo: ultimi giorni per decidere

26/06/2007
    martedì 26 giugno 2007

      Pagina 17 – Economia & Lavoro

      Tfr al traguardo: ultimi giorni per decidere

        Molti gli indecisi. Si punta a quota 40%. Alla Fiat e alle Coop le più alte percentuali di adesioni

          di Giampiero Rossi / Milano

          SCADENZE Ultimi giorni per decidere della destinazione del proprio Tfr. Scade infatti sabato 30 il termine fissato per comunicare alla propria azienda la scelta sull’utilizzo del trattamento di fine rapporto in maturazione a partire da quel giorno. E per chi non esprime una scelta esplicita scatterà il meccanismo del silenzio-assenso.

          Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha lanciato nei giorni scorsi il suo ennesimo invito ai lavoratori a scegliere in prima persona e, anche se sondaggi e rilevazioni più o meno attendibili, indicano ancora una quota elevata di indecisi, ribadisce l’obiettivo del 40% di adesioni ai fondi previdenziali di categoria, risultato già ampiamente raggiunto e superato in grandi aziende come Fiat e Coop, dove le adesioni oscillano attorno a quota 50%. Molti lavoratori, tuttavia, hanno rinviato la decisione proprio a questi ultimi giorni e ciò autorizza l’ottimismo del ministero e dei sindacati, al di là di ogni sondaggio.

          Le opzioni possibili sono sostanzialmente due: mantenere il proprio Tfr in azienda, per poi ricevere l’intero gruzzolo in un’unica soluzione alla fine del rapporto di lavoro (che nel caso di imprese con meno di 50 dipendenti avviene automaticamente), oppure scegliere di destinarlo a un fondo di previdenza complementare che, una volta raggiunto il traguardo della pensione, integrerà la pensione pubblica (che rimane al suo posto comunque) attraverso erogazioni mensili. Nè più né meno come una seconda pensione.

          L’ultima rilevazione – che però risale all’inizio della primavera – segnalava un incremento del 15% nelle adesioni ai fondi, sintomo che la campagna informativa ha comunque attecchito nei luoghi di lavoro, dove i sindacati si sono prodigati in assemblee e incontri per rispondere ai quesiti dei lavoratori. Nelle aziende più piccole, però, questa attività di informazione è risultata molto più difficile perché molti datori di lavoro si sono mostrati reticenti nell’aprire le porte ai sindacati, sia pure soltanto per la questione Tfr.

          Nel merito, invece, uno dei freni principali alla decisione di optare per i fondi previdenziali si è rilevata l’irreversibilità della scelta, dal momento che – al contrario – chi lascia il Tfr in azienda può modificare in qualsiasi momento questa opzione. Ma anche chi ha scelto esplicitamente la previdenza complementare può modificare qualcosa, sia pure non prima di due anni: soltanto dopo 24 mesi, infatti, potrà cambiare fondo o linea di investimento, ma non potrà riportare il Tfr maturando nelle casse dell’azienda. Avrà comunque diritto a chiedere un anticipo pari al 75% della quota maturata in caso di acquisto o ristrutturazione della casa per sé o per i figli dopo otto anni dall’iscrizione al fondo e in qualsiasi momento in caso di spese sanitarie. In caso di morte del lavoratore iscritto al fondo la quota è riscattata dagli eredi. E al momento del pensionamento si potrà ricevere solo il 50% del maturato sotto forma di capitale mentre il resto sarà erogato mensilmente sotto forma di pensione integrativa che potrà anche essere reversibile per il coniuge.