Tfr ai fondi se c’è il taglio ai contributi

12/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Slittata a oggi la presentazione della delega alle parti sociali – Maroni avverte: non ci sarà una «fase 2» – Sindacati in preallarme

    Tfr ai fondi se c’è il taglio ai contributi
    Fissato il principio della contestualità – Confermati gli incentivi per restare al lavoro
    ROMA – Due articoli con cinque interventi di riferimento e una decina di misure di dettaglio: la delega sulle pensioni, che contiene anche il riordino degli enti previdenziali, è pronta. E poggia soprattutto su due pilastri: un bonus contributivo e fiscale, grazie all’azzeramento dei contributi, nelle buste paga dei lavoratori che decideranno di rinviare le pensioni di anzianità; la destinazione di «quote maggioritarie» del Tfr ai fondi pensione ma solo con «contestuali» compensazioni alle imprese per ridurre il cuneo fiscale-contributivo. Che nel testo sono indicate in tre forme: decontribuzione (non vincolata ai neo-assunti o ad altre categorie specifiche); agevolazioni fiscali (imperniate sulla riduzione di Irpeg e Irap); facilità di accesso al credito per le Pmi. Il tutto accompagnato da un massiccio piano di detassazioni per favorire il ricorso alla previdenza integrativa. «Il Tfr – ha detto il ministro Roberto Maroni – va smobilizzato senza penalizzare i lavoratori» ma anche «senza costi per le imprese». Il testo non contiene alcun disincentivo alle "anzianità". E, dopo un vertice ristretto tenutosi ieri sera a Palazzo Chigi, ha perso altri tre pezzi su cui puntava il ministero dell’Economia: il riferimento a una "fase due"; l’intervento per far salire progressivamente le aliquote sugli "autonomi" con contestuali compensazioni fiscali: la possibilità di ricorrere in tempi rapidi al "contributivo" per tutti i lavoratori. Non a caso ieri Maroni si è affrettato ad affermare che «crediamo che questa sia l’ultima riforma necessaria prima dell’andata a regime della legge Dini e quindi non prevediamo nessuna verifica successiva». Il ministro ha comunque auspicato «il dialogo sociale» per la definizione delle misure attuative successivamente al varo della delega. Alla fine, dunque, sembra aver prevalso la linea soft di Maroni. Anche se la partita non è ancora del tutto chiusa. La «dialettica» tra Welfare e Tesoro ha comunque contribuito a far slittare a questa mattina l’invio della bozza alle parti sociali. A questo punto la palla passa alle parti sociali. Che domani saranno chiamate a confrontarsi con l’Esecutivo in quello che dovrebbe essere il round definitivo. Ieri Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito il «no» a qualsiasi forma di decontribuzione e a disincentivi alle "anzianità" e hanno espresso il loro malumore «per l’ennesimo rinvio» sulla formalizzazione della delega. Il leader della Cgil, Sergio Cofferati, ha detto a chiare lettere: «Continuiamo ad aspettare un documento che tarda ad arrivare». Al di là di come evolverà il confronto, il Governo conta di varare la delega al massimo entro il 20 dicembre. Confermati i cinque punti. Entro un anno dall’approvazione della "delega" il Governo dovrà varare i necessari decreti legislativi per attuare cinque interventi: garantire e certificare i diritti acquisiti dai pensionati di anzianità; introdurre incentivi fiscali e contributivi per favorire il rinvio dei pensionamenti anticipati; liberalizzare l’età pensionabile; abolire progressivamente il divieto di cumulo; sviluppare la previdenza integrativa anche con l’uso del Tfr. Per chi si «azzera» la contribuzione. Ai lavoratori che decideranno di restare in attività saranno azzerati i contributi previdenziali, che in parte andranno in busta paga e in parte si trasformeranno in bonus per il datore di lavoro. Scatteranno anche incentivi fiscali. L’ultima versione del testo non esclude la possibilità per il lavoratore di continuare a lavorare anche in una situazione di crisi aziendale (soluzione gradita ai sindacati). Decontribuzione e sconti fiscali per le imprese. Ai fondi pensione dovrà essere destinata una quota maggioritaria del Tfr ma solo con contestuali compensazioni per le imprese: «riduzione degli oneri contributivi»; accesso al credito agevolato per le Pmi; agevolazioni di natura fiscale. In quest’ultimo caso il Governo punta a ridurre dal 2002 Irap e Irpeg facendo leva sulla delega fiscale che sarà varata insieme a quella previdenziale. Piano fiscale per «l’integrativa». Sarà garantita la parità tra fondi chiusi e aperti. Per sviluppare l’integrativa sarà attuato un piano fiscale: una maggiore deducibilità dei contributi versati e sulla detassazione dei rendimenti dei fondi. Sale l’aliquota sui parasubordinati. Salirà al 16,9% (al livello di quella dei commercianti) l’aliquota sui «co.co.co.». Nella delega la riforma degli enti. Per delega scatterà anche il riassetto degli enti previdenziali.
    Marco Rogari
    Mercoledí 12 Dicembre 2001
 
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