Tfr, affondo finale

04/10/2005
    martedì 4 attobre 2005

    Pagina 35 – Economia

      IL CASO

        I sindacati chiedono un incontro urgente a Maroni

          Tfr, affondo finale
          domani il via libera

            Il ministro del Welfare scrive all´Antitrust sul Fondo di garanzia per l´accesso al credito

              ROMA – Rush finale tra le polemica per la riforma del Tfr. Domani il Consiglio dei ministri darà il via libera al decreto per far confluire il trattamento di fine rapporto nei fondi pensionistici complementari. Ma le parti sociali, in particolare i sindacati, hanno chiesto un incontro urgente al titolare del Welfare, Roberto Maroni, per superare alcuni ostacoli che sono sorti dopo il parere delle commissioni parlamentari sul provvedimento del governo. Parere, però, che il ministro è intenzionato ad accogliere.

              In particolare Cgil, Cisl e Uil contestano l´introduzione di una moratoria di 18-24 mesi a vantaggio delle imprese più piccole, non in linea con i criteri di Basilea 2 per l´accesso al credito, per l´applicazione del principio del "silenzio-assenso". In sostanza ai dipendenti di queste aziende che non espliciteranno la propria volontà di destinare il Tfr nel fondo non si applicherà la regola del "silenzio-assenso", e la liquidazione resterà nelle casse delle imprese che potranno continuare ad utilizzarlo per il proprio autofinanziamento anziché rivolgersi alle banche. «Ma noi – ha detto il segretario confederale della Cisl Pier Paolo Baretta – non siamo disponibili a dividere i lavoratori in quelli di serie A e quelli di serie B».

              Maroni, tuttavia, non ha alcuna intenzione di rinviare la riforma per consentire il decollo della previdenza integrativa dal prossimo anno. I tecnici del Welfare precisano che le aziende prive di alcuni requisiti di solvibilità non sono più del 30 per cento del totale e che il numero dei dipendenti non supera il 10 per cento. Peraltro, nonostante la richiesta di un incontro al ministro, sia stata condivisa, le associazione imprenditoriali non sono contrarie alla scelta di Maroni di accogliere il parere delle commissioni parlamentari. A ridosso dell´approvazione della riforma, dunque, il fronte comune tra sindacati e imprenditori (in tutto 23 organizzazioni) sta dando qualche segno di cedimento. Sempre dalle commissioni è arrivata la proposta di porre sullo stesso piano i fondi integrativi aziendali di origine contrattuale e quelli assicurativi o bancari. Ipotesi, anche questa, duramente contestata da Cgil, Cisl e Uil.
              Nei giorni scorsi anche l´Antitrust di Antonio Catricalà aveva sollevato alcuni dubbi sulla compatibilità del Fondo di garanzia (interamente pubblico) per l´accesso al credito, con le regole della concorrenza. Obiezioni non condivise da Maroni che oggi invierà una lettera di risposta al presidente dell´Authority.
              (r.ma.)