Tfr, accordo imprese-sindacati

18/02/2005

    venerdì 18 febbraio 2005

    Pagina 28 – Economia

      Il documento: compensazioni alle aziende, ma non sceglieranno loro la forma di previdenza integrativa
      Tfr, accordo imprese-sindacati
      ma le tasse salgono di 1,7 miliardi
      Avviso al governo: priorità ai Fondi pensione di categoria
      Maroni pronto a recepire i punti concordati dalle parti sociali
      Il Tesoro quantifica il maggior carico fiscale sulle liquidazioni di qui al 2008

        LUISA GRION

          ROMA – Sindacati e imprese hanno trovato un accordo sulle pensioni integrative e sull´utilizzo del Trf, il trattamento di fine rapporto. L´avviso comune è stato presentato ieri a Roberto Maroni, ministro del Welfare e l´obiettivo dichiarato – ora – è quello di accelerare i tempi per arrivare entro giugno al varo delle linee attuative della riforma. Sul Tfr, però, verte anche una polemica fiscale: l´applicazione delle nuove aliquote lo penalizza, fra il 2005 e il 2008 si pagheranno quasi 1,7 miliardi di tasse in più.

          Riguarda alla previdenza complementare, nell´intesa fra le parti sociali, i punti messi nero su bianco da Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria e Confcommercio, partono da due presupposti: per ciascun settore produttivo sarà la contrattazione collettiva a decidere quali sono i fondi più adatti ad accogliere la previdenza complementare e in che forma deve affluire il finanziamento. Inoltre va mantenuta la distinzione fra le forme di previdenza complementare individuale e quelle collettive.

          Detto questo, rispetto alla bozza precedentemente presentata dal governo e non accettata dalle parti sociali, la principale novità del documento appena varato riguarda il fatto che se il lavoratore dà il suo silenzio-assenso per il conferimento del Tfr nella previdenza integrativa, non deve essere poi l´imprenditore ad avere facoltà di scelta: il Tfr va automaticamente in un fondo negoziale (se non indicato dalla contrattazione collettiva lo fisseranno insieme sindacati e impresa). Le parti sociale hanno ribadito la necessità di introdurre «strumenti di garanzia» – per esempio la «portabilità» di un contributo contrattuale da una forma pensionistica all´altra – e di far precedere il varo della riforma da una massiccia campagna informativa. Sindacati e imprese sono d´accordo anche sul fatto che le norme debbano essere estese anche ai dipendenti pubblici e che le imprese «private» dei fondi del Tfr siano compensate con una equivalente riduzione del costo del lavoro e un migliore accesso al credito. Tutto l´impianto della riforma – si chiede – deve essere sottoposto al controllo della Covit, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Soddisfatto dell´intesa raggiunta il ministro Maroni: «E´ la migliore notizia della giornata» ha detto, riservandosi un paio di giorni per decidere se adottare in toto la bozza. Un incontro con le parti sociali, comunque, è fissato per la fine del mese.

          Per quanto riguarda invece il trattamento fiscale del Tfr, la nuova riforma – si sa – «penalizza» quello medio-bassi (prima l´aliquota era del 18 per cento, ora è del 23): fra il 2005 e il 2008, spiega la relazione tecnica del Tesoro, la maggior tassazione corrisponderebbe a 1,66 miliardi di euro (che diventano 3 se si parte dal 2003).

            La Ragioneria ha invece aggiornato la stima degli effetti della riforma delle pensioni sulla spesa previdenziale: il picco (16 per cento del Pil nel 2034) scenderà di mezzo punto (la stima precedente era di 0,8).