“Tfr 8 gen” Competitività, vertice da Berlusconi

12/01/2005

    sabato 8 gennaio 2005

    pagina 35, sezione ECONOMIA

    Maroni: la Lega vuole più fondi per piccole imprese e Tfr
    Competitività, vertice da Berlusconi

    Mercoledì riunione di maggioranza prima del negoziato con le parti sociali. An: ridiscutiamo la proposta Marzano
    Le liquidazioni dei redditi più bassi penalizzate dalla riforma fiscale

    ROBERTO MANIA


    ROMA – Vertice di maggioranza mercoledì sul pacchetto di misure per rilanciare la competitività del nostro sistema produttivo. Alla riunione a Palazzo Chigi ci sarà anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, oltre ai ministri dell’ Economia, Domenico Siniscalco, delle Attività Produttive, Antonio Marzano, del Welfare, Roberto Maroni e delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno. Un appuntamento delicato in vista dell’ avvio del confronto con le parti sociali in programma per il giorno successivo.

    L’ obiettivo è quello di concordare una posizione il più possibile condivisa all’ interno della Casa delle libertà date le divisioni che anche ieri si sono manifestate nella stessa maggioranza. Il provvedimento per lo sviluppo (dovrebbe essere un decreto legge) rappresenta probabilmente l’ ultima locomotiva su cui agganciarsi prima del lungo ciclo elettorale che porterà alle elezioni politiche del 2006. Ed è soprattutto questo che spiega le divisioni e gli appetiti nel centrodestra: ciascuno, infatti, punta a favorire le proprie categorie produttive di riferimento.

    La Lega, per esempio, definirà le sue proposte al Consiglio federale di lunedì, al quale ritornerà dopo la malattia il leader Umberto Bossi. Ma già ieri in una riunione a Gemonio a casa del Senatùr, la linea è stata concordata: difendere le piccole e medie imprese del nord dall’ assalto della concorrenza cinese soprattutto nel settore tessile dopo il crollo delle barriere commerciali. Sempre lunedì si riunirà la Consulta economica di Alleanza nazionale orientata a mettere al centro del confronto l’ emergenza economica del Mezzogiorno, dove si concentra il più alto numero di aziende in crisi.

    La bozza preparata da Marzano (Fi), che fa perno sulle semplificazioni amministrative e il riordino degli incentivi alle imprese, rischia così di essere travolta. D’ altra parte il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri (An), l’ ha definita ieri niente di più che «una base di partenza» per quanto apprezzabile. Le stesse risorse ipotizzate dal ministro delle Attività Produttive (circa 300 milioni) appaiono insufficienti per poter mettere in campo misure organiche ed efficaci al rilancio delle aziende. Lo hanno già detto con nettezza Confindustria e Cgil, Cisl e Uil. «Quegli stanziamenti – ha affermato anche Maroni – vanno aumentati e ci sono le condizioni perché si possa fare. L’ importante è che i soldi disponibili si spendano bene». Per esempio – secondo l’ esponete del Carroccio – finanziando il decollo della previdenza complementare. Questione che, però, Marzano continua a considerare estranea al tema della competitività: «Se mi si spiega in quale senso possono andare in direzione della competitività….Dobbiamo chiarire – ha aggiunto – se si parla di competitività o se dobbiamo parlare d’ altro, perché è bene che ogni legge abbia la propria coerenza interna». Immediata la replica di Maroni: «Marzano sa bene che i 13 miliardi di euro l’ anno che possono affluire sul mercato destinando il Tfr ai fondi pensione rappresentano un decisivo fattore di competitività per il finanziamento delle piccole e medie imprese».

    Dalla prossima settimana il negoziato, ma intanto non si è ancora chiusa la partita sulla riforma fiscale. Che – ha denunciato Giorgio Benvenuto (Ds) – penalizza la tassazione delle liquidazioni dei redditi più bassi visto che l’ innalzamento dell’ aliquota inferiore (dal 18 al 23 per cento) non è compensata, come nelle retribuzioni, dal meccanismo delle deduzioni. Sono almeno 500 mila i lavoratori che nel 2005 subiranno una perdita complessivamente pari a 1,5 miliardi di euro. «Il problema esiste e va risolto», ha ammesso Maurizio Leo (An), vicepresidente della Commissione Finanze della Camera.