“Tfr 7 gen” Competitività, governo diviso

12/01/2005

    venerdì 7 gennaio 2005

    pagina 28, sezione ECONOMIA

    Il ministro chiede un chiarimento. Alemanno: ‘Da tempo An puntava a una verifica di maggioranza’
    Competitività, governo diviso
    Marzano: subito un vertice
    Maroni: ‘Confronto da lunedì su previdenza integrativa e ammortizzatori’

    DAL NOSTRO INVIATO
    EUGENIO OCCORSIO

    NEW DELHI – Messo alle strette dai colleghi di governo, spiazzato dai tentativi di impadronirsi del «suo» provvedimento (ultimo quello di ieri da parte di Urso di An), sinceramente preoccupato dall’ urgenza di misure fondamentali per l’ economia italiana, il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, stavolta ha perso la pazienza. Senza aspettare il ritorno dalla sua missione in India, attacca duramente sulla legge per il rilancio della competitività: «Questo provvedimento non deve trasformarsi nella solita legge omnibus. Non deve saltare la scadenza del 13 gennaio (data in cui è prevista l’ approvazione in pre-consiglio dei ministri, ndr) ma prima di allora va avviato il confronto non solo con le parti sociali ma anche in sede di governo e maggioranza». Insomma, ci vuole un chiarimento diretto con i tanti ministri che di fatto ostacolano il provvedimento, a partire da Maroni e Alemanno. «Sollevano questioni – dice Marzano – che riguardano il Tfr o le guardie forestali, ma sono problemi che non mi interessano. Certo a questo punto è utile vederci prima del 13 gennaio».

    Se non è una verifica di governo, le assomiglia molto. Del resto lo stesso Alemanno è d’ accordo: «Da tempo An puntava ad una verifica della maggioranza e quindi accogliamo con soddisfazione le parole del ministro».

    E Maroni incalza: «Le risorse per la riforma delle previdenza integrativa e per quella degli ammortizzatori sociali dovranno essere trovate entro gennaio e contenute nel provvedimento sulla competitività. è una promessa di Berlusconi». Per questo, aggiunge il ministro «certamente tra lunedì e martedì ci vedremo nella maggioranza. Perché non si può arrivare al confronto con le parti sociali senza una posizione unica del governo».

    Marzano teme, e non lo nasconde, che appesantendo la legge, la si renda in realtà inapplicabile, che si faccia insomma un pateracchio come quello per l’ articolo 18. Ieri, come si diceva, ci si è messo anche il vice dello stesso Marzano, Adolfo Urso, che ha rilanciato: «La bozza proposta è buona, però può essere migliorata e arricchita, inserendovi altre misure e reperendo altre risorse». E’ esattamente quello che Marzano non vuole. «Un provvedimento del genere, così cruciale – ripete fra un incontro e l’ altro con i dirigenti indiani qui a New Delhi – deve avere le caratteristiche dell’ immediatezza, della compatibilità finanziaria e della certezza. Tutto questo eravamo riusciti a sintetizzarlo nel testo che avevamo proposto come allegato alla Finanziaria». Com’ è noto, questo testo (19 articoli con una serie di misure per lo snellimento burocratico, il rilancio degli investimenti, le trasformazioni del sistema produttivo, gli adeguamenti tecnologici) è stato poi ritirato per oscuri motivi di opportunità politica. Ora Marzano lo ripropone: «E adesso dev’ essere un decreto».