Testa a testa voucher-chiamata

27/09/2010

Il lavoro accessorio e quello a chiamata sono in forte crescita, oggi sono questi i principali sistemi per retribuire la flessibilità. Due istituti simili per obiettivi, ma diversi per forma, contribuzione, contenuto e gestione amministrativa. Assieme alle numerose altre tipologie di contratti disponibili nel mercato del lavoro come part time elastico, job sharing, tempo determinato, tirocini formativi, eccetera completano il quadro del lavoro versatile, permettono al datore e al lavoratore di trovare la formula più adatta alle proprie esigenze.
Nel corso del tempo le revisioni legislative e operative hanno permesso di ampliare i campi di intervento e questo ha dato la vera spinta all’ampio utilizzo, come ci dicono i recenti dati rilevati dall’Istat sul lavoro a chiamata (intermittente o job on call) e dall’Inps per il lavoro con i voucher (occasionale accessorio). In evidenza appare un incremento del 75% dei contratti di lavoro a chiamata negli ultimi due anni e 7 milioni e 300mila buoni lavoro venduti in 7 mesi (si veda «Il Sole 24 Ore» del 13 e del 27 agosto 2010).
I dati parlano chiaro, si tratta di forme di regolarizzazione in continua espansione perché ambedue gli istituti consentono, seppur con le notevoli diversità che li contraddistinguono, di gestire situazioni particolari e temporanee nelle quali l’inizio e la durata della prestazione lavorativa non sono prevedibili e/o non sono quantificabili a priori, questo perché dipendono dall’andamento del settore, legato anche a particolari periodi dell’anno.
La chiamata
Alberghi e ristoranti, istruzione, sanità, servizi sociali e personali e commercio, sono questi i settori dove si concentra la maggior parte del lavoro a chiamata, prevalentemente al Nord, con meno attrattiva al Centro e al Sud. Questo contratto soddisfa le esigenze di un’assunzione stabile pur consentendo un impegno intermittente. Il lavoratore subordinato si mette a disposizione del datore per svolgere attività di carattere discontinuo, a fronte anche di un’indennità mensile di disponibilità divisibile in quote orarie. L’indennità viene corrisposta al lavoratore per i periodi nei quali lo stesso garantisce la disponibilità e il contratto può essere stipulato anche a tempo determinato senza i vincoli del Dlgs 368/01. Se le parti non pattuiscono l’obbligo di rispondere alla chiamata, al lavoratore non spetta l’indennità di disponibilità.

Il voucher
Nell’applicazione del lavoro con i voucher, invece, il committente può essere un privato cittadino o un’impresa, un ente pubblico o un’impresa familiare, un agricoltore o una famiglia. Il fondamento sul quale si basa è la saltuarietà, intesa come attività discontinua e non abituale. Le esigenze temporanee rappresentano, infatti, uno degli elementi indispensabili per valutare le possibilità di avvio. È la prima ipotesi contrattuale che prescinde dalla qualificazione giuridica del rapporto instaurato, a vantaggio della disciplina specifica: è infatti possibile attivarla sia in caso di lavoro subordinato, sia autonomo.
I settori nei quali è consentita questa forma di lavoro sono molteplici se il prestatore rientra nelle categorie stabilite dalla legge: giovani fino a 25 anni, pensionati, disoccupati, cassaintegrati, lavoratori in mobilità, part time. I dati ci dicono che un quarto dei lavoratori avviati con i voucher sono giovani under 25 anni, quasi la metà, invece, sono over 60.
Per alcune attività come imprese familiari, piccole aziende agricole, lavoro domestico, enti locali, invece, esiste una specifica disciplina e il lavoro è possibile con qualunque soggetto. Nel boom di vendite l’agricoltura rappresenta sempre il settore trainante, ma commercio, servizi e turismo sono in ascesa.
I sistemi d’approvvigionamento dei buoni si sono ampliati di recente con la vendita in alcune tabaccherie autorizzate. La nuova modalità va ad aggiungersi ai due canali già previsti: cartaceo presso l’Inps e telematico tramite registrazione sul sito dell’Istituto. Il committente, recandosi dal tabaccaio, acquista i buoni con un codice identificativo e, prima dell’avvio al lavoro effettua una comunicazione di "inizio prestazione" all’Inps: codice fiscale, tipo di committente/attività, dati del prestatore, luogo di lavoro, data d’inizio e di fine della prestazione.