Test di italiano per immigrati A Firenze promossi (quasi) tutti

18/01/2011

Libri in borsa, matite nuove di zecca. L’emozione e la paura: «non ci saranno mica domande troppo tecniche sulla Costituzione?». C’è chi ripassa i verbi: «la grammatica italiana è difficile». Chi la sa lunga e l’ansia gli fa un baffo. Alle 9 in punto la campanella suona alla scuola secondaria DiCambio – Beato Angelico di Firenze. È qui che si è svolto per la prima volta in Italia (insieme ad Asti), il nuovo test di italiano per gli stranieri richiedenti il permesso di soggiorno Ce, quello cioè di lungo periodo, riservato a chi è in Italia da almeno 5 anni e divenuto obbligatorio per legge. A Firenze in 170 hanno fatto richiesta alla prefettura. Alla prima mandata, su 20iscritti si sono presentati in 17: tutti promossi tranne uno. Si brinda anche ad Asti: l’ufficialità arriverà tra pochi giorni, ma i 9 esaminati sono usciti tutti dall’aula col sorriso.
DONNE E PASSEGGINI
Fuori dal Beato Angelico, parenti e amici aspettano. Dentro, ai banchi, faccia faccia con gli insegnanti dei Centri territoriali permanenti, ci sono senegalesi, albanesi, tunisini, filippini e una siberiana. La maggior parte sono donne. Mbaye Deguene ha 26 anni, fa la casalinga e viene dal Senegal. Ha con sé il figlio Falu di soli 4 mesi. «Mio marito è a lavoro, non sapevo a chi lasciarlo», spiega. Mentre la mamma dà prova del suo italiano, Falu ronfa sulla spalla
di un dirigente scolastico che si improvvisa baby sitter. Un altro bimbo se la dorme in passeggino, i genitori, albanesi, intanto scrivono, attenti alle “acche” e all’ortografia. C’è Silvie, albanese,29anni e in Italia da 6, operaia in una conceria di Santa Croce. «Non è stato difficile..» dice alla fine del test, e sorride. Lo stesso vale per Aurora, filippina che insegna italiano agli stranieri. Anche ad Arion, pizzaiolo albanese, è andata bene, dopo che ha «staccato alle 2 di lavorare efatto l’alba per studiare». Tre le prove, messe a punto dall’Ufficio scolastico provinciale secondo le direttive del ministero degli Interni: una d’ascolto, una di lettura e una di scrittura, niente orale. Si è trattato di contestualizzare una serie di brevi dialoghi, di comprendere un testo, “Tutti in palestra” il titolo fiorentino, con domande a risposta multipla, di scrivere una cartolina ad un amico per invitarlo in vacanza e una lettera alla prefettura per ottenere la cittadinanza. Le correzioni sono veloci, a Firenze è stato quasi en plein, ma solo nei prossimi giorni i risultati ufficiali usciranno sul sito http://testitaliano.interno.it. Promosso a pieni voti chi ha incassato un risultato positivo pari almeno all’80% del punteggio totale. Chi non è riuscito, può fare subito una nuova richiesta di accesso al test: le prove continuano, oggi tocca a Borgo San Lorenzo. LA TRAFILA «Un gioco da ragazzi» è stato per Caterina, colombiana da 10 anni a Firenze: «Superando il test, eviterò di perdere un giorno di lavoro ogni anno per chiedere il permesso di soggiorno e di spendere 100 euro a ogni rinnovo. Ma se avessi potuto scegliere non lo avrei fatto, non so se sia utile per dimostrare la conoscenza della lingua» dice dando voce a un sentimento condiviso nell’aula del Beato Angelico. Sefedion, albanese, è preoccupato, aspetta la moglie «che non sa bene l’italiano». Secondo lui, «sarebbe stato meglio se prima avesse fatto un corso di alfabetizzazione, che per ora però non è obbligatorio». Alla fine, è proprio una donna albanese sulla quarantina l’unica bocciata a Firenze. «Era completamente analfabeta in italiano, ha avuto difficoltà anche a mettere la firma» spiegano dalla commissione.
Sull’utilità del corso la pensa allo stesso modo Patrizia Margiacchi, l’insegnante che ha compilato il test: «Il corso di alfabetizzazione per alcune persone è fondamentale in vista del test, che va vissuto non come un ostacolo, ma come uno strumento per l’integrazione vera» dice. Che il test non sia un filtro per rendere più difficile la consegna dei permessi di soggiorno lo crede anche il direttore scolastico del distretto di Asti, Francesco Contino, «altrimenti – commenta – saremmo i primi a non essere d’accordo».