Tesoro: tasse evase per 100 miliardi

22/06/2007
    venerdì 22 giugno 2007

    Pagina 4 – Economia

      Il presidente Confcommercio Sangalli: "Overdose fiscale, si rischia di chiudere". Bersani rilancia. In platea soprattutto il centrodestra

        Tesoro: tasse evase per 100 miliardi

          Studi di settore, prove di disgelo. Fischi al governo dai commercianti

            ROMA – Un mix di fischi e applausi per il governo in carica, una certa nostalgia per quello precedente e tanta rabbia per gli studi di settore. Al solo pronunciarla, la parola «fisco» fa rizzare i capelli alla platea di negozianti di Confcommercio, e fa partire bordate di «buuu» e di «a casa» contro la magra rappresentanza che l´esecutivo Prodi aveva spedito ieri all´assemblea annuale della confederazione. Una contestazione soft rispetto agli striscioni e ai fischi di qualche giorno fa della Confesercenti, ma altrettanto chiara: la revisione degli studi di settore non è andata giù alla categoria. E anche se il ministro dell´Economia Padoa-Schioppa nelle stesse ore, parlando alla celebrazione per l´anniversario della Guardia di Finanza ricordava che «il paese evade oltre 100 miliardi all´anno, il 15-20% delle spese complessive», per i commercianti la linea resta una sola: «Mandare in soffitta questi indicatori».

            Così ha detto, infatti, in uno dei passaggi più applauditi, il presidente Carlo Sangalli. Perché «il commercio ha già dato» e «rischiamo molte, troppe chiusure di imprese per overdose tributaria e burocrazia fiscale e molti, troppi ripiegamenti nel sommerso». Gli studi di settore, secondo Sangalli, non sarebbero altro che «un bancomat per fare cassa». Musica per le orecchie dei commercianti che, sullo stesso tema, hanno riservato un trattamento da doccia scozzese al ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani, sul palco per la replica del governo. Fischi, «a casa» e «ridateci Silvio» quando il ministro ha ricordato che l´adesione agli studi di settore non è obbligatoria e che se uno è in regola non ha nulla da temere, applausi però quando Bersani – pur precisando di non avere nessuna intenzione di «buttare via il bambino con l´acqua sporca» – ha ammesso che sì, della questione bisogna riparlarne. «Il meccanismo – ha detto – va salvaguardato anche dai suoi possibili limiti ed errori, per questo bisogna riprendere il confronto con le categorie».

            Ma non c´è stata solo freddezza fra commercianti e governo, perché se è vero che nel cuore della categoria c´è l´esecutivo precedente (Berlusconi in prima fila è stato omaggiato e coccolato e i suoi ex ministri – Fini in testa – erano molto più numerosi in sala di quelli dell´esecutivo Prodi) è anche vero che da Sangalli è partito un rilancio del «patto per la buona politica», una offerta di collaborazione al governo che Bersani ha subito sottolineato e accolto. Le premesse non sembravano buone: quando Sangalli ha ricordato che per l´ennesima volta Prodi era stato invitato dalla confederazione, ma non era venuto e «penso che ci abbia perso più lui che noi» è esploso un boato entusiasta. Ma poi la stessa platea ha applaudito il suo leader quando ha proposto «un patto fra pubblico e privato in cui il pubblico faccia meno, ma meglio, e i privati assumano nuove responsabilità».

            (l.gr.)