Teso: «Per battere la Cina diventiamo più cinesi»

22/02/2005

    Lunedì 21 febbraio 2005

    IMPRENDITORI E POLITICA – 2 Per l’ex candidato al Comune di Milano con il Patto Segni (poi Forza Italia) è emergenza
    Teso: «Per battere la Cina diventiamo più cinesi»
    Niente aiuti pubblici, abolizione delle 35 ore. E i sindacati? «Superati». E’ la ricetta ultraliberista per l’Europa





        Niente aiuti pubblici alle imprese, ma «sussidiarietà vera», cioè taglio dei costi su sanità e pensioni; aumento dell’orario di lavoro e riduzione delle ferie, «perché non li ha decisi lo Stato italiano ma sono frutto di un patto tra le parti»; e «liberalizzazione nei rapporti di lavoro», cioè revisione dell’articolo 18 con libertà di licenziare e ridimensionamento dei sindacati, «perché sono una cosa superata». È la «ricetta in tre punti», polemica verso «la Confindustria che latita», dell’industriale-ex politico Adriano Teso per «rilanciare l’Europa» (e l’Italia) e vincere la guerra contro la Cina: diventando, in sostanza, un po’ cinesi anche noi.

        Teso, 59 anni, bergamasco, volto d’azienda e di manifesti elettorali, è l’ultraliberista presidente del gruppo milanese Ivm, che fa capo per intero alla figlia Federica ed è fra i primi produttori al mondo nelle vernici per legno, con 290 milioni di euro di fatturato (»5% sul 2003), utile dichiarato «dell’1-2%», 800 dipendenti e presenza in 70 Paesi.


        È stato candidato sindaco al Comune di Milano nel ’93, contro Formentini, appoggiato dal Patto Segni. Nel ’94 è passato a Forza Italia, diventando sottosegretario per il Lavoro con il governo Berlusconi. Siede nel consiglio dell’Istituto Bruno Leoni, della Fondazione Liberal e della Camera di commercio italo-cinese. «Basta politica adesso – assicura Teso -. Voglio fare soltanto l’imprenditore». Con due idee per l’industria italiana: primo, tagliare gli aiuti. Secondo, combattere gli stranieri sullo stesso terreno: la produttività. «Se eliminiamo il più possibile l’intervento pubblico – sostiene Teso – avremo cittadini con più soldi, che potranno essere spesi meglio. Bisogna rivolgersi ai livelli superiori, Comune, Stato o Ue, soltanto quando è dimostrato che è molto utile, sapendo che rallenta il processo produttivo». Il compito dell’industria, nel Teso-pensiero, è uno solo: «produrre bene, al prezzo più basso. Soltanto così il consumatore la premia». E se l’azienda non vende, «è perché ha qualcosa di sbagliato».


        È una posizione in aperta polemica con Luca di Montezemolo, presidente di Confindustria. «Non condivido le dichiarazioni di Montezemolo – dice Teso -. Sostiene che abbassare le tasse non sia importante e non parla di tagliare l’orario di lavoro. Noi non abbiamo in mente di arrivare alle 60 ore di tre quarti del mondo, o alle 50 degli americani, ma non si può più pensare di lavorare 35 ore alla settimana. Se ne sono accorti anche in Francia. Ma Confindustria latita».


        Secondo Teso, è emergenza: «Il consumatore prima o poi sceglierà davvero i pelati cinesi se l’Europa non si organizzerà come i suoi competitor mondiali». Ma la variabile, ammette, non è soltanto il costo del lavoro. Tant’è che, dopo avere cercato all’estero, Ivm ha aperto l’ultimo stabilimento, il più grande, a Pavia, «in Padania». Perché? «Perché l’Italia lavora ed è efficiente». Come la Cina.
    Alessandra Puato