Terzo giorno sul tetto, primo malore

22/01/2010

Diventa sempre più pesante la situazione dei sedici dipendenti della DeliveryMail che si sono arrampicati sul tetto dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Stanno lassù da martedì, quando hanno ricevuto le lettere di licenziamento perché il loro appalto – movimentazione e pulizia dei carrelli con gli scarti di lavorazione – è stato «re-internalizzato » dalla casa torinese.
Uno di loro, ieri mattina, si è sentito male. Forti dolori al petto, respiro affannoso. Sono intervenuti i medici del 118 e anche i vigili del fuoco, perché non era semplice fa scendere una barella dall’altezza di 20 metri. I dipendenti «pieni» della Fiat stanno naturalmente appoggiando la vertenza dei colleghi che fino a lunedì lavoravano al loro fianco, senza alcuna possibilità di distinguerli dagli «interni». Sul tetto sono saliti anche alcuni delegati sindacali. Roberto Mastrosimone, delegato della Fiom, ha spiegato che sul tetto «fa un freddo cane, abbiamo la neve alle spalle e tira un forte vento». La situazione è insomma «drammatica», specie se si tiene conto che gli operai dispongono solo di sacchi a appello; ma «sono decisi a proseguire la protesta». Anche l’arciprete di termini è andato a visitarli, restando a sua volta impressionato per le condizioni inusuali in cui ha trovato i lavoratori dopo tre giorni di permanenza all’addiaccio. Sul piano politico, si moltiplicano gli inviti al governo perché «faccia qualcosa». Ma mentre i lavoratori (e la Fiom) chiedono garanzie per il lavoro, immediate ed efficaci, molti politici preferiscono o parlare di «basta soldi pubblici alla Fiat per incentivi o altro». Un assessore regionale del pdl è arrivato a ventilare la possibilità di un «boicottaggio» dei modelli Fiat se Termini dovesse chiudere. Mentre quei sedici e tutti gli altri dipendenti dello stabilimento hanno bisogno di soluzioni concrete e rapide, fuori c’è ancora chi cerca visibilità mediatica con poca fatica.