TERZIARIO/PARLA CORRAINI Possibile l’unificazione dei contratti dei servizi in appalto

28/06/2005

FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi
Ufficio Stampa
www.filcams.cgil.it

28 giugno 2005

È apparsa su Rassegna Sindacale n.24 del 23/29 giugno 2005 un’intervista al segretario generale della Filcams, Ivano Corraini, curata dal direttore del settimanale sindacale, Enrico Galantini.
Per gentile concessione del giornale, proponiamo l’intervista ai nostri lettori.

TERZIARIO / PARLA CORRAINI Possibile l’unificazione dei contratti dei servizi in appalto

Uno è meglio di tre

I sindacati di categoria sono d’accordo sull’idea.
Il problema adesso è convincere le controparti

L’ idea è bella e d’attualità. Ma la prudenza è d’ obbligo. Nel terziario ci sono tre contratti (imprese di pulizia, ristorazione collettiva, guardie giurate) che hanno una caratteristica comune, quella di riguardare imprese che erogano servizi in regime d’appalto. Perché non farne un contratto solo? Rassegna ne ha parlato con Ivano Corraini, segretario generale della Filcams. “L’idea di unificare i contratti dei servizi in appalto è all’ordine del giorno per tutti e tre i sindacati del terziario – spiega Corraini – per molti motivi: ci sono i congressi e quindi si ragiona anche in prospettiva; c’è il confronto tra i sindacati sui modelli contrattuali, all’interno del quale si parla anche di semplificazione e di accorpamento, là dove è possibile, dei contratti; e soprattutto ci sono ragioni strutturali che derivano dai grandi cambiamenti che questi settori stanno attraversando”.

Rassegna Che giustificano un contratto unico per imprese di pulizia, ristorazione collettiva e guardie giurate?

Corraini In questi tre settori c’è una trasformazione furibonda (che per adesso, forse, riguarda un po’ di meno le guardie giurate, ma il futuro molto prossimo prepara anche per loro grandi cambiamenti). C’è un sostanziale processo di concentrazione tra le imprese. Pensa alla ristorazione collettiva: una volta erano migliaia le imprese che operavano; oggi il mercato è nelle mani di poche grandi aziende, alcune delle quali multinazionali. Nel settore delle imprese di pulizia, ancora assai frammentato, si stanno facendo strada le multiservizi, le cosiddette “globalservices”, imprese di servizio che erogano alle altre imprese e agli enti pubblici i servizi più vari (pulizia, manutenzioni, guardania non armata, ristorazione e altri). I vecchi confini insomma stanno erodendosi e dilatandosi. Così anche i confini dei contratti diventano sempre più labili e noi stessi veniamo spinti ad allargarli realizzando a volte delle sovrapposizioni. E’ il mercato stesso, d’altronde, che chiede per i servizi un punto di riferimento univoco. Perché questo permette alle imprese utilizzatrici vantaggi sotto il profilo dei costi, dell’ efficienza, della produttività.

Rassegna E comunque tutti e tre i settori prestano servizi in regime di appalto…

Corraini Sì, in essi l’attività è regolata dall’insieme di norme che regolano gli appalti,anche molto differenti tra loro come è per gli appalti di pulizia e di ristorazione collettiva rispetto alla vigilanza privata, ma che hanno lo stesso comun denominatore. Ci siamo battuti per anni – realizzando risultati ancora limitati, ma realizzandoli – per quanto riguarda la possibilità che le gare d’appalto siano trasparenti e avvengano nel rispetto dei contratti e delle condizioni di lavoro, espellendo dal mercato le gare al massimo ribasso negli appalti di pulizia e della ristorazione o facendo sì che avvengano nel rispetto delle tariffe di legalità nella vigilanza privata.

Scavando, c’è qualcosa di ancor più sindacale e contrattuale che unifica: la condizione dei lavoratori di questi settori è tale che, ogni volta che cambia l’appalto, sono a rischio i posti di lavoro. Da decenni lavoriamo su un’idea di questo tipo: nel lavoro degli appalti il padrone può cambiare ma il lavoro rimane; se rimane il lavoro, rimanga anche il lavoratore che lo svolge. Sembra una banalità ma ha comportato che nell’accordo di settore per la ristorazione collettiva ci sia una regola, conquista storica, che dice che, in caso di cambio d’appalto, i lavoratori del vecchio appalto sono garantiti nell’occupazione dell’ appalto successivo. E norme analoghe sono previste nel contratto delle imprese di pulizia e in quello delle guardie giurate. Accordi sempre più frequentemente massacrati ma che rappresentano, alle volte, l’unica ancora a cui ci aggrappiamo.

Rassegna Come si può articolare il progetto di unificazione?

Corraini Noi pensiamo che l’unificazione dei tre contratti dovrà prevedere delle normative comuni e altre invece distinte, proprio perché attengono alle specificità dei singoli comparti merceologici. D’altronde è quello che facemmo quando, nel 1976, abbiamo realizzato il contratto unico del turismo con le sue parti speciali. E’ chiaro che il complesso delle norme che regolano l’orario di lavoro nella ristorazione collettiva non può essere uguale a quello della vigilanza privata, così pure per la professionalità e l’inquadramento. E’ il buon senso che lo dice. Come dice d’altronde, ad esempio, che i trattamenti di malattia dovrebbero avvicinarsi, e così pure le ferie, le relazioni sindacali. Bisogna operare con gradualità, prevedendo un processo d’ ;armonizzazione, un graduale avvicinamento anche sul piano salariale, nel tempo, senza che nessuno si debba spaventare per questo.

Rassegna E i lavoratori che ne dicono?

Corraini Abbiamo cominciato a parlarne nei nostri comitati direttivi e siamo stati confortati, perché se l’approccio prevede cautela e concretezza, senza toni propagandistici, ci si rende conto che davvero questi tre contratti cominciano a tirarsi calci l’uno con l’altro mentre c’è bisogno di dar loro una prospettiva più alta e una capacità di movimento maggiore per governare i fenomeni che li attraversano.

Rassegna Che tempi si possono prevedere?

Corraini Difficile fare previsioni, comunque direi non brevi. I tre sindacati sono d’accordo. E questo è il primo passo, la “regola aurea” di ogni trattativa. Il problema adesso è convincere le controparti, o quantomeno la maggioranza di esse, sulla bontà di una scelta di questo tipo. Se no si rischia di fare un’operazione boomerang. Sette-otto anni fa pensavamo di fare un contratto unico del terziario, unificando i due contratti del turismo e del commercio. C’erano le ragioni oggettive per farlo, ma avevamo sottovalutato il problema delle controparti, che sono sedi di titolarità, di storie, di poteri se non di potentati. E così, alla fine, da quell’operazione siamo usciti con cinque contratti invece che con uno.

ENRICO GALANTINI