Terziario frenato da tendenze neofordiste (F.Rivolta)

05/11/2007
    venerdì 2 novembre 2007

    Pagina 5 – Risiko

      Servizi – Il nodo produttività

        L’irrisolta questione del terziario
        frenato da tendenze neofordiste

          di FrancescoRivolta
          Presidente commissione Lavoro Confcommercio

            C’è una "questione terziario" in Italia: un settore che, con le sue diverse dimensioni d’impresa e la particolarità dei suoi addetti genera il 65% del Pil, ma che viene fortemente penalizzato da un progressivo ritorno ad una legislazione pensata sul modello dell’organizzazione fordista del lavoro.

            Confcommercio, non ha sottoscritto il protocollo sul welfare perché chiamata "a cose fatte", su scelte dettate da logiche che non le appartengono e che non condivide, come quelle sulla previdenza o come quelle sul lavoro che, seppur minime per altri settori, appaiono penalizzanti per il terziario. Il protocollo di luglio ha determinato l’eliminazione del lavoro a chiamata e la penalizzazione di istituti contrattuali quali il part-time. Il Rapporto Cnel sul 2006 ci dice, invece, che dei 425 mila posti aggiuntivi circa la metà sono occupati da donne perché ha influito positivamente l’andamento del part-time, anche al Sud. Le ampie deleghe assegnate poi al governo in materia di lavoro rischiano di tradursi in significative modifiche potenzialmente peggiorative alla luce del dibattito in corso.

            Considerando i provvedimenti emanati negli ultimi mesi, si persiste a ritenere misure pensate per alcuni ambiti, valide ed applicabili indistintamente per tutti i settori. È il caso delle ulteriori previsioni sanzionatorie sulla violazione dei tempi di lavoro. Nonostante sanzioni economiche già previste, ad agosto la nuova legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro ha introdotto la sospensione dell’attività in caso di violazione dei tempi di lavoro, con la discutibile equiparazione del ritardato riposo al caso di utilizzo del 20% di lavoro nero o l’assenza di misure obbligatorie per la sicurezza dei lavoratori. Anche per il rilascio del Documento di regolarità contributiva, disposizione della scorsa settimana, la mancanza anche di un solo riposo, avrà come conseguenza la sospensione per tre mesi dei benefici contributivi e degli sgravi per le imprese.

            Il riposo è importante per tutti, ma l’eventuale ritardo in un negozio, in un ufficio, nello studio di un commercialista non può essere equiparabile per pericolosità o rischio a quello in un cantiere edile, dove si possono verificare conseguenze completamente differenti. C’è da riflettere seriamente sul proliferare di norme che, partendo dall’assunto di impedire un abuso, continuano a incrementare vincoli, oneri, limitazioni negli istituti contrattuali, sanzioni che non tengono conto della diversità di funzionamento del mondo del commercio e dei servizi e delle ricadute sulle imprese.

            Il valore aggiunto del terziario è la capacità di offrire al meglio il servizio. Se le aziende del settore non sono messe in condizione di offrire il servizio ed il prezzo che soddisfa e risponda efficacemente alle esigenze del cliente, esse perdono anche la loro capacità di garantire stabilità e futuro a coloro che vi lavorano. Al centro di tutto per noi non c’è solo l’atto del consumo, ma anche tutto quello che lo rende possibile: il luogo, il contesto, la qualità del servizio, il tempo. Il costo del lavoro, la flessibilità nei modelli organizzativi, il numero delle ore effettivamente lavorate, l’organizzazione degli orari sono gli elementi attorno a cui ruota la tanto invocata produttività. Tutti sono concordi nel dire che bisogna legare salari e costi del lavoro ad aumenti di produttività, ma poi nei fatti continuiamo ad assistere a ragionamenti miopi.

            Il governatore Draghi ha recentemente affermato che il reddito deve tornare a crescere in modo stabile e tutti hanno subito concordato. Ma il governatore ha detto anche che «la produttività è la variabile chiave», che i sindacati dovrebbero contrattare i salari tenendo conto della produttività e che si dovranno togliere i lacci e lacciuoli che bloccano l’impresa, il mercato e l’intera società italiana. Aggiungiamo che si deve ormai ridurre la forbice della sproporzionata differenza tra costi del sistema e redditi da lavoro. In questo complicato scenario Confcommercio sta affrontando il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che riguarda 820 mila aziende associate e quasi 2 milioni di lavoratori. Le trattative sono ferme, non sugli aumenti salariali su cui c’è disponibilità a discutere, ma perché la piattaforma sindacale arriva a costare complessivamente, tra aumenti salariali, ulteriori oneri e richieste di irrigidimento, quasi il 9% di incremento di costo e serve una risposta complessiva.

            Non possiamo ipotizzare insieme aumenti, costi aggiuntivi e irrigidimenti. Per ripredere il dialogo è necessaria una sintesi accettabile tra le numerose, disparate richieste contenute nella piattaforma e coniugare un eventuale aumento con un recupero di flessibilità oraria o di produttività misurabile.

            La flessibilità organizzativa deve essere legata più all’attività complessiva che alla necessità di negoziare di volta in volta la singola disponibilità individuale e occorre affrontare il tema dell’orario annuale effettivo di lavoro. I continui incrementi di spesa sui fondi contrattuali bilaterali ad integrazione del welfare pubblico si sommano agli oneri già previsti per la spesa sociale. Bisogna rivedere la governance e migliorane l’efficienza, garantendo trasparenza e centealità delle aziende e dei lavoratori, in un confronto continuo con il mercato di riferimento.

            Il settore del terziario ha esigenze fisiologiche che vanno colte; occorre lavorare per evitare le distorsioni e gli abusi, non per tornare indietro.

            Per andare avanti è il momento di un segnale concreto, di un approccio specifico da parte di governo e sindacati sulle problematiche del settore; rischia altrimenti di rimanere irrisolta la questione Terziario in Italia, trattato in controtendenza con il resto dìEuropa.