Terziario, finisce «on line» il duello sul nuovo welfare per il popolo delle partite Iva

05/01/2010

Il confronto fra Anna Soru e Cazzola (Pdl)

Generica «voglia di stato» o bisogno di un nuovo welfare? Nostalgia assistenzialista o necessità di un’assistenza pubblica proporzionale a tasse e contributi? Il dibattito sugli «invisibili» aperto dal «Corriere della Sera» e alimentato da oltre due mesi sul blog http://generazionepropro.corriere.it pone questi quesiti. Anna Soru, presidente di Acta (Associazione consulenti terziario avanzato) non ha dubbi: «Non chiediamo assistenzialismo, ma assistenza da parte del legislatore per motivi di equità e di giustizia». Soru replica anche al parlamentare del Pdl e vicepresidente della Commissione Lavoro Giuliano Cazzola, che aveva sottolineato come «i lavoratori dipendenti pagano le loro tutele con un prelievo contributivo pari a circa il 40% della retribuzione» mentre nessuno vieta ai professionisti «di fare altrettanto con le loro casse, di cui sono gelosi custodi». Ma per la presidente di Acta, va respinta la tesi secondo cui va rafforzandosi «una deprecabile "voglia di stato" (ovvero di assistenza e di ammortizzatori sociali di mano pubblica) serpeggiante tra i giovani professionisti». La presidente di Acta sottolinea l’iniquità di un sistema — quello della Gestione separata dell’Inps — che combina «costi scandinavi (tra previdenza e imposte versiamo allo Stato più dei dipendenti), ma con prestazioni di welfare scarse o nulle: nessun sussidio di disoccupazione (riconosciuto anche nel liberista Regno Unito), pensione misera, scarsa copertura della malattia (solo se ospedalizzata è prevista un’indennità, e irrisoria), nessun congedo parentale, incertezza della copertura in gravidanza (garantita solo se c’è un pregresso contributivo)».
Se questo è quel che non hanno, cosa chiedono i professionisti senza ordine, gli «invisibili», che — come nota sempre Soru — «sono tali perché non li si sa o non li si vuole vedere»? Vogliono vedere garantiti «diritti fondamentali coperti dalla fiscalità generale» quali la maternità e l’indennità di disoccupazione. In vista di «un’armonizzazione del sistema previdenziale», ricorda le parole di Marco Biagi: «La regolamentazione del lavoro atipico impone di riscrivere (almeno in parte) anche le tutele tradizionali del lavoro subordinato e di procedere ad un corrispondente riassetto normativo delle prestazioni previdenziali, delineando uno zoccolo previdenziale comune per i lavoratori autonomi e per i lavoratori subordinati». E se proprio in questa direzione sembra muovere un disegno di legge depositato da Cazzola e pubblicato su generazionepropro.corriere.it, Soru sottolinea come il «perno» di ogni riforma sia l’istituto giuridico che fonda la categoria: la partita Iva. È il momento giusto per impedire il ricorso alla partita Iva «come escamotage sociale e lavorativo. Questo— prosegue la presidente di Acta — sminuisce la realtà del lavoro autonomo, che trova nella libertà di esercizio e nell’indipendenza le proprie radici. Autonomia non significa "salvataggio dal sommerso", ma produce valore nei contesti dove è richiesta professionalità, creatività, libertà e coraggio».