Terziario avanzato: la sfida devolution

25/07/2003



        Venerdí 25 Luglio 2003


        Terziario avanzato: la sfida devolution

        Franco Lucarelli confermato alla presidenza Fita

        N.P.


        ROMA – Per i prossimi due anni si è posto un obiettivo prioritario: portare a termine la riforma della Federazione, organizzandola a livello territoriale, sulla scia del nuovo Statuto della Confindustria, e puntare a creare servizi specifici per la Pubblica amministrazione e per il territorio. «Il problema è contenere la spesa farmaceutica? Come aumentare la vocazione territoriale per l’attrazione di investimenti? Le aziende di consulenza del terziario avanzato stanno studiando nuove formule di global service per stare al passo con le richieste del mercato», dice Franco Lucarelli, rieletto nei giorni scorsi presidente della Fita, la Federazione del terziario avanzato aderente a Confindustria. Lucarelli è già stato presidente nei passati quattro anni, ora ha di fronte a sè altri due alla guida del l’organizzazione. «Il panorama delle imprese che aderiscono è cambiato molto in quest’ultimo decennio, le aziende si stanno integrando tra i vari settori: un progetto di servizi innovativi non può prescindere dall’informatica, dalla progettazione, dalla comunicazione. Sono elementi strutturali che oggi si intersecano», spiega Lucarelli.
        Oggi – aggiunge – i problemi del comparto sono di natura qualitativa, con l’entrata in campo di nuove categorie professionali, come quelle legate al facility management e della comunicazione, e con l’affermazione di nuove forme di lavoro. Negli anni scorsi la crescita è stata forte: nel quadriennio 1998-2002 il terziario avanzato è cresciuto con ritmi ben superiori al resto dell’economia italiana: +36% a fronte di un dato nazionale del 6,8 per cento; gli addetti sono arrivati a un milione 400mila, pari al 6,4% del totale degli occupati in Italia.
        La fase attuale, però, è delicata, ammette il presidente. Oltre alla difficile situazione congiunturale, il mercato globale impone alti livelli di competitività: «Ciò significa che il compito della Federazione è anche trovare efficaci strumenti di politica economico-sindacale da offrire alle imprese e fra questi appare improrogabile disporre di un contratto di lavoro nazionale dei servizi innovativi che riunisca sotto un’unica cornice contrattuale tutti i comparti del terziario avanzato, oggi dispersi nei vari contratti nazionali», dice ancora il presidente Lucarelli. Non solo: «Quando c’è innovazione, il settore si avvantaggia, oggi invece l’innovazione non sta facendo grossi passi avanti e quindi scontiamo una fase di indebolimenti coingiunturale», aggiunge. Quindi occorre intervenire. Per fare un quadro della federazione, fanno parte della Fita 44 associazioni di categoria, 97 sezioni territoriali presso le Unioni Provinciali di Confindustria, in rappresentanza di oltre 30mila imprese, che producono un fatturato di oltre 35 miliardi di euro.