Terrorismo, polemiche alla manifestazione unitaria

20/11/2003



20 Novembre 2003

ALL’INCONTRO PROMOSSO DA CGIL-CISL-UIL A FIRENZE FISCHI PER LA RUSSA, RAPPRESENTANTE DI AN
Terrorismo, polemiche alla manifestazione unitaria
Olga D’Antona contro il governo: attacco ai sindacati, Biagi non fu protetto

    Renato Rizzo
    inviato a FIRENZE


    Gli equilibrismi sul filo delle buone intenzioni e di quello che Gian Enrico Rusconi chiama «il patriottismo del lutto» hanno subìto, ieri, uno scossone robusto: la «politica» è tornata a farsi largo rimarcando le tradizionali divisioni con l’acredine dei fischi, la passione degli applausi «politically incorrect», gli schiaffi delle parole. A sparigliare le carte delle concilianti pacatezze bipartisan è stata una piccola donna dalla forte voce, un fascio di nervi in tailleur-pantalone scuro: Olga D’Antona, deputata ds e moglie del consulente del ministero del Lavoro ucciso nel ‘99 dalle Br. Sul palco della manifestazione fiorentina promossa da Cgil, Cisl e Uil che riuniva rappresentanti di maggioranza e d’opposizione per un comune «no» al terrorismo, ha attaccato frontalmente Berlusconi e il centro-destra colpevoli, per lei, d’aver visto nelle organizzazioni dei lavoratori una contiguità con gli uomini del terrore, d’aver «usato il terrorismo come una clava per colpire il sindacato» e di non aver saputo evitare a Biagi «una morte annunciata». Frasi come macigni, sottolineate da boati di consensi dei 2500 assiepati sulle gradinate del palasport fiorentino.
    E, così, la «manifestazione dell’unità», la prima volta del centro destra con i sindacati, è finita in uno strappo dopo che un’altra lacerazione era stata suturata in fretta e furia. Sono le 10,15 quando Ignazio La Russa, coordinatore di An, entra in platea per portare l’adesione del suo partito a questo momento di comune solidarietà politica: una parte del catino ribolle di fischi. Lui finge che gli scivolino addosso, mentre, dal palco, il sindacalista fiorentino Alessio Gramolati invita alla calma. Parlando con i giornalisti il vice di Fini si sforza di sminuire il peso della contestazione: «La presenza vale più delle parole», premette. Poi, condiscendente: «Era prevedibile che potesse esserci quest’accoglienza. Ma la notizia, oggi, mi sembra un’altra: l’applauso corale seguito al cenno di saluto del tavolo della presidenza. E’ questa la novità, non certo i fischi dei sindacalisti politicizzati. C’è stata un po’ di speculazione da parte di chi indicava frange delle organizzazioni dei lavoratori come contigue al terrorismo, siamo qui anche per dimostrare che questa vicinanza non c’è».
    Cerca toni soft anche quando gli domandiamo come spiega la defezione della Lega a quest’iniziativa ecumenica: «Non merita d’essere messa sotto accusa». Ma la difesa d’ufficio si ferma subito: «Non è obbligatorio essere qui, è una scelta». L’ouverture a suon di fischi non stona, ufficialmente, neppure alle orecchie di Sandro Bondi di Forza Italia («L’importante è l’impegno e l’unità contro il terrorismo») e di Volontè dell’Udc («Quest’assemblea è un altro segno dell’Italia unita, come sempre nella storia della Repubblica, contro ogni tipo di terrorismo»).
    Se la forma ha un senso, la disposizione in sala dei leader politici segna un evidente distacco: nella parte di destra gli esponenti del Polo, a sinistra – off-course – Fassino e Rutelli, Castagnetti, Rosi Bindi e Spini. Anche se il segretario ds spiega di «non avere nessun imbarazzo» nel partecipare a una iniziativa con Forza Italia: «Vado a manifestazioni unitarie del sindacato da quando faccio politica. L’impegno contro il terrorismo è doveroso e prioritario». Poi sul palco arriva quella donna minuta dai capelli rossi e l’atmosfera s’accende in una standing ovation alla quale partecipano anche Cicchitto e La Russa «nel ricordo d’una vittima delle Brigate rosse». Olga D’Antona parla del Dna libero e pulito del sindacato, anche «se qualcuno ha ancora l’impudenza d’accusarlo di favorire il terrorismo e indica le lotte sociali come un incitamento all’eversione». Scrosciano i battimani dalle gradinate su cui campeggiano bandiere della pace (un solo tricolore) e un drappo con la Stella di Davide. Lei incalza. Rileva la concomitanza tra gli ultimi arresti br e la giornata di sciopero generale: «Mi sono posta anche domande maliziose, ma non voglio fare dietrologia e sto ai fatti. E i fatti dicono che le migliaia di lavoratori che manifestavano hanno accolto con sollievo e speranza la notizia di questi arresti perché sono consapevoli di rappresentare una delle parti sane della società».
    Avanti, senza prendere fiato, con la gente che si spella le mani e gli esponenti del centro-destra in silenzio assoluto: «Non apprezzo chi cerca d’utilizzare il terrorismo come clava per colpire l’avversario politico o il sindacato. E penso che queste responsabilità siano ancora più gravi se a farlo sono persone che ricoprono cariche politiche o, peggio ancora, di governo.

    Non è certo accusando le organizzazioni dei lavoratori d’essere mandanti del delitto Biagi che si coprono quanti gli hanno negato una protezione più volte richiesta mandandolo incontro a una morte annunciata». Un piccolo, quasi rituale, accenno all’ecumenismo politico della mattinata fiorentina: «Mi auguro che questa resti, oggi e per il futuro, la posizione di tutto il governo». Sull’eco degli applausi, la freddezza di La Russa: «Non commento le parole della signora pronunciate come vedova del professore ucciso, ma anche come esponente politico».
    Un silenzio al quale si uniformano anche Cicchitto e Bondi.
    Dal palco il segretario generale della Uil, Angeletti, ricorda che «fra i 10 milioni d’iscritti al sindacato» qualcuno può anche essere un terrorista, ma non esistono connivenze: «Questi sedicenti brigatisti non escono dal nostro album di famiglia».